Aglio, menta e basilico.

26 07 2010

Jean Claude Izzo è ricordato e celebrato come il fondatore del noir mediterraneo grazie alla trilogia marsigliese pubblicata tra il 1995 e il 1998, che vede protagonista l’ex poliziotto Fabio Montale. Qui, però, vorrei presentare un altro libro, una piccola antologia di scritti dal titolo Aglio, menta e basilico, che mettono meglio a fuoco il personaggio Izzo e ci svelano il suo amore e la sua passione assoluta per Marsiglia e il Mediterraneo, veri protagonisti della raccolta.

È nel Mediterraneo, sostiene Izzo, al limite della provocazione, che ha origine il noir; e per lo scrittore il legame inimmaginabile e antichissimo, oltre all’amara riflessione che ne segue, è questo: In principio è il Libro. E il momento in cui Caino uccide suo fratello Abele. Con il sangue di questo fratricidio, il Mediterraneo ci regala da leggere il primo dei romanzi noir. Probabilmente prima ci furono molti altri assassini. Ma proprio questo, riportato in un testo scritto, ci colloca per sempre nell’unica tematica dell’umanità, quella del crimine per eccellenza che governerà fino ai nostri giorni i rapporti tra gli uomini.”

Ma il Mediterraneo per Izzo è anche il mare dell’accoglienza, dove, ovunque puoi sentirti a casa tua, dove si incontrano storie, culture, l’Oriente e l’Occidente. Un mare che ha due sponde, non solo la nostra, un mare che non può essere considerato frontiera, un mare che unisce levante e ponente, nord e sud, l’Africa e l’Asia Minore con l’Europa. Il Mediterraneo può rappresentare una sfida: “è qui che si gioca tutto. Fra il vecchio pensiero economico, separatista, segregazionista (della Banca mondiale e dei capitali privati internazionali) e una nuova cultura, diversa, meticcia, in cui l’uomo rimanga padrone sia del suo tempo sia del suo spazio geografico e sociale.”

Al Mediterraneo geografico e politico, Izzo affianca anche un Mediterraneo letterario, quello di Rimbaud, Camus, Montalban, Burroughs, Erri De Luca; le città dove hanno vissuto: Harar, Algeri, Barcellona, Tangeri, Napoli; e naturalmente la sua Marsiglia, città vecchia di duemilaseicento anni, incrocio di razze e di popoli. Sono pagine molto belle, ispirate. Izzo ci accompagna nei vicoli del Panier o in passeggiate lungo i calanques, nei miti della sua città; ci fa ascoltare la musica, qui Verdi è popolare quanto Bob Marley, e nei quartieri, dalle finestre, puoi sentire un tango di Rivero, una canzone di Carosone oppure di Khaled, anche se: “oggi, stranamente, Marsiglia sembra voler chiudere le sue porte e le sue finestre. Non ha più voglia di cantarsi nelle sue rive mescolate. Pensa che alcune musiche abbiano troppi sapori, addirittura troppi odori, come i nostri mercati. E dichiara che, qui da noi, l’altrove non ha motivo di esistere.”

Infine, nelle riflessioni di Izzo come si può intuire dal titolo del libro, non può mancare la cucina. Una cucina povera, popolare, lontana dalle mode gastronomiche; una cucina fatta di cose semplici, passione e genialità; e pazienza se i piatti non sempre sono all’altezza, in fondo se ci si pensa è un po’ come la vita, ci si arrangia con quello che offre la giornata.

Jean Claude Izzo ci lascia in queste pagine un grande insegnamento, ci propone una diversa visione del mondo e delle differenze: un grande messaggio di tolleranza e di rispetto: “non serve a niente correre altrove, se non ci riconosciamo nello sguardo dell’Altro.”

Nelle ultime pagine del libro troviamo anche l’elenco dei dischi, dei libri e dei luoghi preferiti da Fabio Montale, il protagonista di Casino totale, Chourmo e Solea.

E adesso non resta che partire, destinazione Marsiglia: Mediterraneo.

h.

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