Rimella – Bocchetta di Campello

10 08 2010

Enclave, isola, o forse sarebbe meglio dire arcipelago: Rimella  (Remmalju) con le sue 15 frazioni che la costituiscono può essere considerata tutto questo, ma in particolare è un luogo straordinario. Da queste parti si può ancora sentire parlare il tittshu, e le frazioni, come gli alpeggi, sono denominati con questo antico idioma walser che si tramanda dalla metà del 1200, quando alcune famiglie di coloni provenienti dal Vallese si stabilirono nelle località qui intorno: San Gottardo (Rund), Alpe Selletta (Tschàttelte), San Giorgio (Under du Vàrch), e Alpe Pianello (Bìdemje).

Da Rimella (1.181 m) si possono compiere numerose escursioni, i sentieri segnalati sono 11. Percorrendoli si può esplorare tutto il territorio posto tra i torrenti Enderwasser e Landwasser comprese le vallate dei loro affluenti.

Noi abbiamo deciso per un’escursione classica, una tappa della GTA: il sentiero n. 548 dalla Fraz. Sella 1.287 m alla Bocchetta di Campello 1.924 m.

È un percorso dal grande interesse storico-naturalistico. Per la storia recente ricordiamo l’insediamento del distaccamento partigiano comandato da Cino Moscatelli nel gennaio del ’44, abbandonato alcuni mesi più tardi a causa di un’incursione aerea compiuta dai tedeschi che bombardarono il paese. Più indietro nel tempo la testimonianza delle incisioni sulle rocce (croci e coppelle) che si possono trovare sopra l’Alpe Selletta, all’Alpe Pianello e al laghetto omonimo.

L’escursione non presenta alcuna difficoltà. Arrivati alla Fraz. Sella proseguiamo per altri 500 metri fino a trovare sulla destra in basso un parcheggio dove lasciamo l’auto, ritorniamo sulla strada e dopo pochi metri sulla sinistra troviamo l’imbocco del sentiero n. 548. Si sale in discreta pendenza in mezzo al bosco e in pochi minuti raggiungiamo la posa dei morti, una tavola di pietra sovrastata da una croce, accanto un piccolo oratorio. In questo luogo, fino al 1554, venivano fatte sostare, era l’ultima tappa, le salme provenienti da Campello Monti che venivano portate per la sepoltura a Rimella, allora capoluogo.

Proseguiamo, la salita si fa più lieve e il bosco più rado, raggiungiamo l’Alpe Selletta 1.447 m, sotto di noi possiamo ammirare le frazioni di San Gottardo e San Giorgio, la valle si apre, il panorama è magnifico, in mezzo ai pascoli superiamo l’Alpe Van 1.470 m e l’Alpe Versch 1.525 m e in poco tempo su comodo sentiero arriviamo all’Alpe Pianello (Bìdemje); da quando siamo partiti non sono passate nemmeno due ore.

All’alpe abbiamo appuntamento con Graziella. È salita all’inizio di luglio da Villa Superiore con una trentina di mucche, sono circa sessant’anni che porta le vacche sui pascoli, le munge due volte al giorno. Il latte lo usa per fare il formaggio: tome e ricotte, lo scopo della nostra visita.

Ci accompagna in una piccola baita, all’ingresso troviamo un grande pentolone di rame dove Graziella fa scaldare il latte per preparare la cagliata, all’interno le mensole dove le tome sono messe a stagionare. Inizia la dimostrazione, Graziella ci mostra tutte le fasi della lavorazione per produrre la toma e intanto racconta: ha iniziato a mungere a sei anni, non ha più smesso. Una vita dura, il lavoro faticoso, solitario. D’inverno il freddo, la neve; d’estate i pascoli in quota, le piogge, i temporali.

Negli anni si sono aggiunte altre ostilità: lo spopolamento della valle, le politiche comunitarie. Graziella ha iniziato la sua battaglia personale contro i burocrati di Bruxelles, i fondamentalisti dell’igiene, quelli che vorrebbero le stalle piastrellate a 2000 m di altitudine e continuano a emanare leggi che favoriscono l’industria, distruggono le economie locali e assecondano lo spopolamento della montagna.

–   L’anno scorso sono saliti quelli dell’Asl, pensavo per i soliti controlli, vengono su ogni 15 giorni a prelevare campioni di latte. Hanno guardato dappertutto. – 

Lo dice sorridendo senza risentimento, è solo uno dei tanti inconvenienti riservato dal destino.

–   Avevo una cantina dove stagionavo le tome, tutta di pietra con il pavimento in terra battuta. Non andava bene, ho dovuto rifare il pavimento in cemento. Me l’hanno rovinata. –

Graziella è una donna straordinaria. Una donna capace di resistere e opporsi con orgoglio e tenacia alla stupida cultura del mondo contemporaneo.

Compriamo una toma e una ricotta, buonissime, e riprendiamo il cammino dirigendoci verso la Bocchetta che raggiungiamo in 15 minuti. Scendendo sull’altro versante si arriva a Campello Monti in Val Strona, antica frazione di Rimella.

Per il ritorno consigliamo un percorso ad anello. Dall’Alpe Pianello si va in direzione del rifugio CAI di Borgomanero, si segue il sentiero n. 549 per un breve tratto e poi si prende il n. 550, oppure in alternativa si segue poco dopo il rifugio del CAI una traccia che conduce in mezzo ai pascoli, è impossibile perdersi anche se il sentiero non è segnalato, sempre su traccia si scende a valle fino all’Alpe Rondecca e da qui il sentiero n. 552 ci conduce prima alla frazione San Giorgio e poi a San Gottardo dove facciamo una piccola sosta al Rifugio Walser e chiudiamo la nostra escursione.

Qualche sito utile: http://www.via-alpina.org/it/page/245/l-itinerario-blu   http://www.rimellawalser.it/   http://www.walseritaliani.it/   http://www.sentieridautore.it/sentieridautore.it/45.Rimella.html   http://memoryofthealps.net/download/GRUPPO01~pdf-biella-vercelli/campello.pdf

h.

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