Cosa non può l’amore

6 09 2010

Ogni tanto mi piace riscoprire vecchi libri letti anni fa, prenderli dagli scaffali della libreria, aprirli, guardare gli appunti, le note, le sottolineature e iniziare a leggere recuperando storie, racconti, citazioni. L’ho fatto recentemente con un libro di Ernesto Sabato “Prima della fine. Racconto di un secolo” edito da Einaudi e probabilmente fuori catalogo, come succede spesso ai libri indispensabili, pubblicati e raramente ristampati.

In questo libro destinato alle giovani generazioni Sabato racconta la sua vita in una sorta di testamento spirituale: l’infanzia, la gioventù, il lavoro di fisico nel Laboratorio Curie, il passaggio contrastato alla letteratura, la passione politica e l’impegno intellettuale. Tra i molti dubbi accumulati Sabato cerca di trasmettere un messaggio di speranza e di fiducia nel futuro; in fondo non tutto è miserabile, sordido e sporco in questa vita, nonostante il mondo sembra si diriga inesorabilmente verso la disintegrazione.

“Intorno alle penombre che cerco di scrutare, in mezzo allo scoramento e all’infelicità, come uno di quegli anziani della tribù che, accoccolati intorno al calore delle braci, rimembrano i miti antiche e le leggende, mi accingo a raccontare alcuni avvenimenti, mescolati tra loro, sparsi, che sono stati parte di tensioni profonde e contraddittorie, di una vita piena di equivoci, laconica, caotica, in una disperata ricerca di verità”.

Dal libro di Ernesto Sabato traggo questo breve racconto a cui con non poca presunzione metto un titolo: Cosa non può l’amore.

Mi ha colpito una notizia letta questa mattina sul giornale; l’ho ritagliata e conservata in uno dei cassetti del mio archivio, tra i tanti ritagli che in questi anni mi hanno aiutato a vivere.

Una donna, in un crudo inverno, con solo una maglietta e un paio di pantaloni, fuggì dall’ospedale psichiatrico con l’intenzione di ritrovare il suo compagno. Approfittando della distrazione del macchinista, riuscì a rubare una locomotiva, e facendola funzionare senza difficoltà iniziò la sua odissea. Lui aveva lavorato nelle ferrovie e le aveva insegnato a guidare treni “e molte altre cose”.

“Se lei sapesse cos’è l’amore, mi lascerebbe continuare”, diceva all’ufficiale che l’arrestò, e mentre veniva portata al commissariato, con un pianto inconsolabile, gridava: “Lei non ha mai fatto nulla per amore?”

Ho voluto riscattare questa storia dalle mie carte, poiché in qualche modo, quando la ragione ci porta sull’orlo della psicosi collettiva, un gesto simile è ciò che più assomiglia alla salvezza.                                                       Ernesto Sabato

Per approfondire: http://www.nazioneindiana.com/2009/03/07/dio-non-scrive-romanzi-elogio-a-ernesto-sabato/     http://it.wikipedia.org/wiki/Ernesto_Sabato    

h.

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