Un eroe borghese

3 10 2010

Intervengo con colpevole ritardo sulle vergognose dichiarazioni riguardanti l’omicidio Ambrosoli e il crack della Banca Privata Italiana rilasciate da giulio andreotti alcune settimane fa in un’intervista televisiva.

Su questo caso politico giudiziario avvenuto alla fine anni 70’ ci sono tutti i protagonisti “occulti” che hanno condizionato pesantemente, in negativo, la storia del nostro paese: la P2, il Vaticano, i servizi segreti, la mafia.

Il programma televisivo  “La storia siamo noi” condotta da Gianni Minoli ricostruisce i fatti e il periodo storico, intervista giulio andreotti uno dei protagonisti dell’epoca. Il senatore a vita ricorda e parla, poi quella frase: “Ambrosoli se l’è cercata” e appena dopo, evidentemente non soddisfatto, spende parole positive per michele sindona il mandate dell’omicidio dell’avvocato Ambrosoli.

Sono parole gravissime, squallide, pronunciate da un uomo che ha rappresentato e rappresenta le istituzioni (sic!) nei suoi incarichi più importanti, parole che ancora oggi lanciano un messaggio trasversale, un avvertimento, una minaccia, un’intimidazione verso coloro che come l’avvocato Giulio Ambrosoli cercano da servitori dello stato di svolgere il proprio lavoro con rigore, responsabilità, senso della giustizia, e provano, in questo maledetto paese, a perseguire l’interesse pubblico.

La frase di andreotti, però, ha pure un pregio. Fa giustizia. Il senatore non se ne è nemmeno reso conto, ma quelle poche parole, pronunciate in un’intervista, magari distrattamente, danno un giudizio preciso sull’uomo e sulla sua vita, tutta, personale e politica. Parole più precise di qualsiasi sentenza di Tribunale, inappellabili, questa volta nemmeno nel salotto televisivo di bruno vespa si può ribaltare il giudizio: “Ambrosoli se l’è cercata”, parole che non fanno parte del linguaggio di un senatore a vita, appartengono a una cultura diversa e collocano andreotti in un altro ambiente, quello ben chiarito dalle sentenze di Palermo.

Sulla vicende riguardanti la morte di Giulio Ambrosoli e gli scandali finanziari di michele sindona consiglio di leggere il bel libro di Corrado Stajano “Un eroe borghese”. Ne riporto la quarta di copertina:

Un eroe borghese di Corrado Stajano è un caso politico giudiziario, ma è anche una narrazione, un’inchiesta rigorosa, un giallo che racconta una storia del nostro tempo, la vicenda di Giorgio Ambrosoli, avvocato di Milano incaricato dal governo di liquidare la banca di Michele Sindona e assassinato nel 1979 da un killer giunto dagli Stati Uniti su ordine del finanziere.

Corrado Stajano ripercorre la vita e la morte di un milanese moderato che avrebbe potuto vivere tranquillamente con le sue serene abitudini e si batté invece con furia e con tenacia in nome dei principi di onestà e di giustizia. Un eroe borghese è un libro minuziosamente vero, costruito sui documenti, le sentenze, gli atti delle commissioni parlamentari d’inchiesta, il diario di lavoro di Ambrosoli, le testimonianze dirette.

Ma sono i fatti, che si svolgono a Milano, nella Roma dei politici, nella Svizzera delle banche, a New York, a dare al libro un andamento romanzesco. Sullo sfondo l’ombra sinistra di Sindona e gli uomini politici che l’hanno aiutato a protetto: Giulio Andreotti tra i primi, e poi gruppi di potere, la P2, il Vaticano, i servizi segreti, la mafia. Sullo sfondo anche la società degli anni ’70, con le sue passioni, le disgregazioni, il terrorismo, le storie drammatiche come quella che vide vittime Paolo Baffi, Mario Sarcinelli, la Banca d’Italia, o l’altra ancora, di cui fu protagonista Enrico Cuccia, ricattato da Sindona.

Un libro di profonda passione civile, che diventa strumento per ricercare una nuova dimensione della politica, raccontando la politica mafiosa, la politica nera, la politica sotterranea che i cittadini subiscono e il più delle volte non sanno.

Ancora un paio di cose. Giorgio Ambrosoli viene ucciso l’11 luglio 1979. E’ di pochi mesi prima l’omicidio del giornalista Mino Pecorelli, anche lui si era interessato a michele sindona e scritto dei rapporti che aveva con la DC.

Giorgio Ambrosoli nella veste di commissario liquidatore delle due banche controllate da sindona, Unione e Privata, rappresentava lo stato; cercò di farlo senza compromessi e senza guardare al suo interesse personale, ignorò le minacce, cercò fino in fondo di portare a termine il suo dovere, tutelare i creditori e i risparmiatori. Fu lasciato solo. E ammazzato sulla porta di casa. Ancora oggi, nel suo sacrificio, Giorgio Ambrosoli è un uomo solo. Chi rappresenta le istituzioni in Italia può tranquillamente affermare “se l’è cercata”, oppure, generalizzando, considerare un servitore dello stato, un dipendente pubblico, fannullone. Non c’è niente da dire, è proprio il Bel Paese.

Il figlio Umberto, sulla vicenda del padre, ha scritto e pubblicato per Sironi il libro “Qualunque cosa succeda”, lettura complementare al libro di Stajano; non l’ho ancora letto ma lo farò presto.

Sulla citata trasmissione di Minoli da non perdere l’articolo di Corrado Stajano pubblicato sul Corriere della Sera, lo trovate qui: http://www.sironieditore.it/download/stajanocorriere.pdf

Qui invece la prefazione di Carlo Azeglio Ciampi al libro di Umberto Ambrosoli: http://www.sironieditore.it/libri/estratti/ciampi_ambrosoli.pdf

h.

 

Annunci

Azioni

Information

One response

4 10 2010
alex

Una triste ed eroica storia di un’Italia che avrebbe ancora un terribile bisogno di persone come l’avvocato Ambrosoli e dovrebbe liberarsi di “statisti” come l’abbietto divo Giulio.
Bravi, bella recensione!!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...




%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: