Scrittura cuneiforme

31 10 2010

Kader Abdolah è uno scrittore iraniano perseguitato dal regime dello scià e poi da quello degli ayatollah, emigrato in Olanda nel 1988 si afferma come autore di lingua nederlandese. Questi scarni elementi della sua biografia si fondono insieme a costituire la trama del romanzo “Scrittura cuneiforme” edito da Iperborea.

Il tema dell’esilio è presente sin dall’inizio della narrazione. Ismail esule politico in Olanda riceve un misterioso plico contenente un taccuino scritto in caratteri indecifrabili: è il quaderno del padre Aga Akbar, sordomuto e analfabeta, umile riparatore di tappeti, che annota i suoi pensieri usando quella scrittura copiata dalle iscrizioni rupestri trovate sulla montagna. Quella scrittura con cui Ciro scriveva “Sono il re dei re” è l’unica conosciuta da Aga Akbar e rappresenta il legame indissolubile con la storia millenaria del suo paese. Da questi segni e dai suoi ricordi Ismail ricompone la storia della sua famiglia, il rapporto con il padre, lui che essendo il primogenito  ne era diventato per tradizione il sostegno, “la bocca e le orecchie” del genitore sordomuto.

Dall’esilio, Ismail, anche lui sordomuto e analfabeta in una terra straniera, fa i conti con il suo passato, cerca di decifrarlo, la sua storia personale si intreccia con la storia della Persia degli ultimi 50 anni, la storia di tutti: l’Iran della modernizzazione forzata voluta dallo scià Palhavi, la lotta di liberazione, la rivoluzione islamica e l’epoca del terrore di Khomeini. Gli eventi storici cambieranno per sempre il corso del destino della sua famiglia, soltanto la cultura antica del popolo iraniano e la tradizione rimarranno punti fermi, orientamento e collegamento tra le generazioni.

Il racconto si snoda in un continuo oscillare tra presente e futuro, tra le impervie montagne iraniane e le dune olandesi, la Persia e l’occidente; tra poesia e realtà. La narrazione a tratti diventa epica: uno dei più bei capitoli del libro è la scalata sul Monte Damavand, la montagna più alta della Persia. Ismail e Aga Akbar la compiono insieme. Il figlio è preoccupato per il vecchio padre, l’impresa è difficile; ma questa volta sarà il padre a prendersi cura del figlio, e forse è sempre stato così.

“Fu una notte fredda e breve. Tutti uscirono dal sacco a pelo prima dell’alba. Io non riuscii né a mangiare né a bere, il mio corpo si rifiutava. Riprendemmo a salire a piccoli gruppi nell’oscurità. Ero preoccupato per mio padre. Più salivamo, più l’aria diventava sottile. Appena mi fossi accorto che non ce la faceva più, l’avrei riportato alla quota dove c’era la tenda del soccorso medico. Il destino decise altrimenti. Dopo un po’ sentii che ero io a non avere più la forza di salire bene. Non ero più in grado di badare a lui.

– Per favore qualcuno può tenere d’occhio mio padre? – chiesi con fatica.

– Tuo padre se la cava benone – rispose la guida in testa al gruppo. – Pensa piuttosto a te stesso. –

Un libro di una bellezza toccante, il rapporto padre-figlio è di una profondità e tenerezza straordinarie. Un libro che ci aiuta a comprendere il grande senso di libertà che anima il popolo iraniano.

 

h.

 

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