Giustizia e bellezza

9 11 2010

Luigi Zoja psicanalista di fama mondiale interrogandosi sulla crisi della modernità ci conduce attraverso le epoche lungo un viaggio filosofico, antropologico, con qualche accenno anche alla psicoanalisi che, partendo dai nostri antenati Greci prova a riscoprire il concetto e il valore dei termini giustizia e bellezza.

Per Zoja i mali della modernità sono riconducibili alla separazione dell’etica dall’estetica avvenuta nelle società attuali, soppiantate dalla razionalità e dalla funzionalità. “I Greci, ai quali dobbiamo i due concetti, si sarebbero opposti a questa separazione”. Etica ed estetica si reggono su due facce della stessa qualità: la virtù e l’eccellenza. Nel mondo greco bellezza e giustizia erano aspirazioni naturali, la vittoria del brutto sul bello era facilmente percepita come male che vince sul bene. Le città, la vita politica e sociale, l’urbanistica, le attività commerciali e culturali erano governate seguendo i principi dell’etica e dell’estetica.

Si pensi soltanto all’architettura: “Nessun tempio greco ha mai ferito un paesaggio, benché tutti venissero costruiti dove oggi mai si concederebbe una licenza edilizia; e lo stesso vale per i teatri, che in buona parte si adagiavano su pendenze già esistenti. […] Il teatro greco collabora con il paesaggio: si adatta ad esso nel momento in cui lo usa”. Al contrario, nei tempi moderni, il centro commerciale non ha alcun rapporto con il mondo naturale essendo ispirato da principi di funzionalità estranei all’estetica.

Lo stesso vale per la politica e per i luoghi in cui alla politica si dà forma e sostanza: “Per il cittadino greco, recarsi in piazza per discutere e decidere le vicende collettive era un dovere primario. La piazza, dunque, è ben altro che un luogo da pubblico passaggio…”

Invece “L’urbanistica moderna usa lo spazio pubblico per muovere gli individui da un luogo all’altro, non per riunirli e far loro esercitare in quello spazio attività comuni”. La riorganizzazione del tempo e dello spazio nella moderna società, in cui tutti hanno fretta e non c’è tempo per fermarsi e discutere, ha cancellato la piazza come luogo di aggregazione e partecipazione civile, “dove il potere era amministrato”. Questa cesura oltre ad allontanare il popolo dal potere del Palazzo, manda in sofferenza etica ed estetica.

La bellezza apparteneva a tutti, era pubblica, diventava esperienza etica: giustizia e bellezza si sostenevano, costituivano esempio di vita equilibrata, oggi sempre più rara. Con l’avvento dell’era tecnologica l’etica si indebolisce e il concetto di bellezza si afferma nella democrazia dello spettacolo che, permea tutti gli aspetti della vita politica e sociale, tutto diventa intrattenimento, manca la profondità, la narrazione: “Gli eroi semplificati dell’industria dello spettacolo ci intrattengono, ma non raccontano l’uomo. Si limitano a facilitarci il compito di riempire le porzioni di tempo che sentiamo vuote, il non-tempo che sta tra gli impegni più produttivi. Sono scaccia-pensieri, intra-tempo, passa-tempo che combatte il non-tempo. Conservano una segreta parentela con il vuoto che a malapena nascondono”. La conseguenza è un aumento dei comportamenti non etici. L’erosione dei valori tradizionali, unito al dispiegamento di nuove forze economiche globalizzate e nuove tecnologie, “entrambe cieche alla morale e legate al profitto come unico valore”, apre lo spazio a nuovi reati in cui il crimine è visto come se fosse la normalità e vissuto quasi senza sensi di colpa.

Come ci ricorda Luigi Zoja i banditi sono sempre esistiti ma erano consapevoli e sapevano di essere dei fuorilegge, non si aspettavano riconoscimenti dalla società, dalla quale, anzi, prendevano le distanze. I banditi dell’economia, invece, godono di un elevato status sociale e si contraddistinguono per il freddo cinismo verso i valori della giustizia.

Libro assolutamente necessario il saggio di Zoja è un piccolo capolavoro.    Edito da Bollati Boringhieri, 7 euro.                                    

h.

 

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4 responses

9 11 2010
ariemma

Oggi è fondamentale pensare la bellezza. Basta vedere cosa sta accadendo con la diffusione della chirurgia estetica.

10 11 2010
ltstar

basta scrivereeee!!!!!!poi ci sgridi…ma tu strafai!!!e mi fai venir voglia di leggere che non è una cosa alla moda e in più mi toglie il tempo allo studio di testi mooooltoooo interessanti del tipo: glottologia, figure retoriche nella lingua contemporanea, filosofia antica…mmmmm…
scherzi a parte : w i libri!!!!

11 11 2010
alex

e bravo il nostro h.!!!
Davvero una bella recensione. Argomento interessantissimo quello della disunione fra etica ed estetica nella società contemporanea. Da come lo presenti tu sembra che l’autore riesca a renderlo bene ed in modo semplice.
Da leggere senz’altro.

23 02 2011
Distomo (Greece part III) « A noi piace…

[…] (https://anoipiace.wordpress.com/2010/11/09/giustizia-e-bellezza/): i temi trattati, la separazione dell’etica dall’estetica, ci sembrano quanto mai appropriati per questo breve tragitto. […]

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