Ancora su “Patagonia rebelde” di Osvaldo Bayer

18 11 2010

Tra le uscite più importanti del 2010 è da citare senz’altro “Patagonia Rebelde” di Osvaldo Bayer; un libro, come  ci ricorda Alberto Prunetti curatore dell’edizione italiana pubblicata da Eleuthera, un tempo bruciato nelle piazze e oggi adottato in tutte le scuole della Patagonia (piccolo inciso: se penso al luogo in cui vivo, la Valsesia, e provo a immaginare un libro analogo da adottare nelle scuole locali mi verrebbe da pensare a “Pagine di guerriglia” di Cesare Bermani, ma per l’appunto la Patagonia è dall’altra parte del mondo, siamo agli antipodi).

 Del libro di Bayer ne ho parlato qui: https://anoipiace.wordpress.com/2010/07/05/patagonia-rebelde/ 

quello che vorrei proporvi è un approfondimento, autorevole, attraverso due articoli pubblicati sul sito Carmillaonline, firmati rispettivamente dall’autore e dal curatore.

L’articolo di Prunetti http://www.carmillaonline.com/archives/2010/09/003609.html#003609   

racconta la storia di due italiani, Alfredo Fonte e Josè Aicardi, un toscano e un piemontese, per tutti “El Toscano” e “El 68” dal numero della cella che occupava nel terribile carcere di Ushuaia. Nel 1920 sono tra i protagonisti dello sciopero dei proletari patagonici, ma non seguono le strategie del sindacato, preferiscono la logica della guerriglia; in quei giorni semineranno il panico tra i grandi possidenti terrieri e  la polizia. Del “68” si perderanno le tracce, “El Toscano” sarà invece arrestato. L’articolo termina con un dialogo immaginario tra autore e traduttore in cui emerge tutta l’antipatia di Bayer verso lo scrittore Bruce Chatwin e la sua Patagonia estetizzante, la Patagonia per turisti.

Osvaldo Bayer invece http://www.carmillaonline.com/archives/2010/10/003648.html  

ci racconta la sua presenza alla Fiera del libro di Francoforte, dello stupore nel trovare sulla copertina del suo libro il gaucho Facòn Grande,  fucilato dai militari durante lo sciopero insurrezionale.

Il libro che gli è costato 8 anni di esilio ora è pubblicato nel paese che lo ha ospitato e Bayer ricorda alcuni anarchici tedeschi che “se ne andarono a morire lontano, ingiustamente. Per avere chiesto solo un poco più di dignità”.

Tra questi Kurt Gustav Wilckens, l’uomo che vendicò i 1500 contadini e operai fucilati senza processo dai militari argentini, e mentre ricorda si promette di portare una copia della Patagonia rebelde alla biblioteca della città natale di Wilckens e si chiede: Chissà che in futuro qualche sindacato di questa città chiami la propria sede col nome di Kurt Gustav Wilckens, che offrì la sua vita per vendicare tanti lavoratori”.

Non c’è che dire, lo scrittore Osvaldo Bayer è un grande idealista e Patagonia rebelde un libro coraggioso. Leggetelo.

Qualche sito: http://www.eleuthera.it/   http://www.carmillaonline.com/

h.

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