Zagorohoria, Epiro (Greece part II)

28 11 2010

L’Epiro nell’antichità era una regione impervia e quasi inaccessibile, a causa della conformazione del suo territorio rimase sempre ai margini del mito e della storia dei Greci, salvo qualche rara eccezione. Eppure, secondo una teoria moderna, fu proprio una tribù dell’Epiro, i Graikoi, a dare il nome attuale alla Grecia. Furono tra le prime genti a venire in contatto con i Romani. Fino a quel periodo i Greci antichi chiamavano Hellàs la loro patria e Hèllenes la popolazione.

Il sito archeologico più importante dell’Epiro è il Teatro di Dodoni, a pochi km da Ioannina. Era il più antico santuario oracolare di tutta la Grecia e uno tra i più venerati nonostante la concorrenza di Delfi. In epoca più tarda, durante il regno di Pirro, al posto del Tempio fu costruito un colossale Teatro, quello che, restaurato, possiamo ammirare ancora oggi.

È il primo approccio che abbiamo con la Grecia classica e non delude, Dodoni inserito in uno splendido ambiente naturale è un sito piacevole e affascinante, poco frequentato dai turisti.

Ci lasciamo Dodoni alle spalle e ci dirigiamo verso la regione della Zagorohoria. Abbiamo molte aspettative, siamo curiosi di visitare questa zona, il cui nome ha origine dal derivato composto dall’antica lingua slavona za gora (dietro la montagna) e dal greco hòrio (villaggio). Il comprensorio  conta 46 villaggi sparsi tra le montagne del Pindo, una volta collegati tra loro soltanto da sentieri e antichi ponti di pietra.

Il primo villaggio che visitiamo è Dìlofo. Qui il tempo sembra essersi fermato, il paese è perfettamente conservato, le case sono tutte in pietra e ardesia; all’ingresso dell’abitato un grandioso palazzo fortificato, in giro non c’è nessuno, le prime persone le troviamo nella piazza, tutte riunite nelle due taverne. Un enorme platano fa sfoggio di sé al centro della piccola plateia, secondo gli abitanti del posto dovrebbe avere almeno 400 anni.

A 13 km da Dilofo si trova Negàdes, un altro villaggio di case in pietra. Lungo la strada per raggiungerlo ci fermiamo a guardare gli antichi ponti di pietra a schiena d’asino. A Negàdes visitiamo la grande Chiesa di Agios Georgios. La curiosità di questa chiesa è sulle mura, ricoperte di affreschi: accanto alle immagini dei santi si trovano anche raffigurazioni di filosofi pagani come Aristotele e Plutarco.

Ci dirigiamo verso Monodendri all’interno del Parco Nazionale di Vikos-Aoos dove pernottiamo, ma prima visitiamo il Monastero di Agia Paraskevì, che offre una straordinaria vista panoramica sulla gola di Vikos: imponente, maestosa, profonda circa 900 m e lunga 12 km  arriva a raggiungere i villaggi di Pàpingo.

Il giorno dopo siamo ad Aristi. Visitiamo lo splendido Monastero del 1600 di Panagia Spiliotissa situato vicino alle rive del fiume Voidomatis. Il monastero è famoso per aver permesso durante la dominazione ottomana di costruire scuole in tutta la Zagorohoria. Da Aristi una bella strada panoramica sale a Megalo Papingo e Mikro Papingo situati sotto la mole del Monte Astràka (2436 m). Sulla strada tra i due villaggi appena superato un ponte in prossimità di una curva si stacca un sentiero, percorsi 300 metri si raggiungono alcune caratteristiche piscine naturali tra le rocce dove è possibile fare un bagno.

La Zagorohoria è il luogo ideale per trascorrere una vacanza veramente slow, oltre a visitare i caratteristici villaggi con le chiese e i monasteri ci si può dedicare al trekking immersi in una fantastica natura. Ma fate presto, il turismo di massa sta arrivando anche qui.

h.

La tappa precedente la trovate qui: https://anoipiace.wordpress.com/2010/10/22/methoni-peloponneso-greece-part-i/

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23 02 2011

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