Jorge Amado – La doppia morte di Quincas l’Acquaiolo

7 12 2010

 

Un racconto irriverente, il manifesto dell’anticonformismo, oppure come è stato definito nel 1959 quando fu pubblicato, “un trattato sulla libertà”. Joaquin Soares da Cunha /Quincas l’Aquaiolo come molti altri personaggi letterari ha una doppia vita, ma è tra i pochi ad avere una doppia morte, anzi, tre addirittura, “un primatista di morte”.

Questo campione di decessi antepone alle due morti fisiche una prima morte morale. Joaquin Soares da Cunha è un padre affettuoso, un buon marito, un impeccabile funzionario delle imposte dirette: preciso, serio, responsabile. Un uomo senza vizi né grilli per la testa. Fino a quando in occasione di una festa tra amici, la sua vita apparentemente serena e realizzata inizia ad andare in pezzi. Non sopporta più nulla e nessuno, e in modo del tutto imprevedibile, un bel giorno, rivolgendosi alle donne della famiglia con un secco appellativo – Vipere! – se ne va di casa  – “con la massima calma di questo mondo, come se stesse facendo la cosa più semplice e banale” –  per non tornare mai più. Si trasforma così in Quincas l’Acquaiolo: il vagabondo, filosofo straccione, principe delle balere e dei bordelli, il più grande bevitore di cachaca di tutta Bahia, vergogna e disonore della propria famiglia.

Mandate al diavolo le costrizioni sociali Quincas vive la propria vita nell’assoluta libertà e anarchia, per lui contano soltanto gli amici, le abbuffate e le grandi bevute, le belle donne trovate nei bordelli, la vita all’aria aperta, spensierata e leggera. Tuttavia il momento del meritato riposo giunge per tutti. Quincas muore. La famiglia pare sollevata dall’improvvisa quanto inaspettata dipartita di Quincas “da quel momento in poi mai più la memoria del funzionario in pensione delle imposte dirette sarebbe stata trascinata nel fango dagli atti inconsulti del vagabondo in cui egli si era trasformato verso la fine dell’esistenza”. Non rimane che allestire la camera ardente e organizzare il rinfresco per la veglia funebre. Ma chi ha voluto vivere”libero come un uccellino” si ribella anche nella bara.

A vegliare la salma giungono i suoi sgangherati amici, sempre un po’ brilli, lo trovano elegantemente vestito, lo spogliano e gli rimettono i suoi consunti e lerci abiti liberandolo da quest’ultima convenzione borghese. Gli offrono da bere, peccato che la cachaca gli vada di traverso, ne sputa sempre un po’. L’affetto dei suoi amici che lo considerano “il padre di tutti noi” produce il miracolo, l’Aquaiolo “resuscita”.

“Quincas, soddisfatto della vita, quasi danzando, uscì a braccetto del Negro Frangetta e del comandate Martim. Quella notte sarebbe stata sicuramente memorabile, indimenticabile. Quincas l’Acquaiolo era in uno dei suoi momenti migliori. Un entusiasmo non comune si era impossessato del gruppo di amici, si sentivano i padroni di quella notte fantastica, mentre la luna piena avvolgeva il mistero della città di Bahia”.

Quincas ha una “sbronza micidiale” si addormenta un po’ ovunque, ma lo si può capire visto ciò che gli è successo, gli amici lo trascinano per le strade della città, riescono persino a scatenare una rissa in un bar, ne escono non troppo malconci e si avviano verso l’imbarcazione del capitano Manuel che li attende per una grande abbuffata di pesce.

Il peschereccio è in mare quando s’alza il temporale. In mezzo alla tempesta Quincas, non si sa come, improvvisamente si alza e si butta in acqua “per sua spontanea volontà”.

Sembra che le sue ultime parole siano state: “mi seppellisco quando voglio all’ora che mi pare. Potete mettere via la bara per una migliore occasione. Non mi lascerò rinchiudere in una tomba sottoterra”.

Una bellissima favola. Il poeta e cantante brasiliano Vinìcius de Moraes scrisse: “sono uscito dalla lettura di questo straordinario racconto […] con una sensazione di benessere fisico e spirituale come solo i piaceri del bere e della tavola danno quando si ha sete o fame, o del letto, quando si ama”.

h.

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One response

29 11 2011
Ttori Torresca

bellissima recensione, complimenti!!!

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