Luigi Guarnieri – I sentieri del cielo

13 03 2011

Siamo negli anni appena successivi all’Unità d’Italia e si può ben parlare del Risorgimento come di una rivoluzione “tradita”. Scacciati i Borboni il Sud rimane povero e affamato, la popolazione contadina diseredata. Il nuovo governo instaura un regime duro e incomprensibile alleandosi con i grandi latifondisti. I contadini si ribellano e insieme ad ex militari sbandati del disciolto esercito borbonico danno vita al fenomeno del brigantaggio, l’ultima resistenza ad un potere oppressivo.

Fatta l’Italia bisogna fare gli italiani. Il ferro e il fuoco sono gli elementi con cui saranno plasmati. La legge Pica presentata come “mezzo eccezionale e temporaneo di difesa” istituisce lo stato d’assedio in tutto il meridione, l’ordinamento giudiziario è affidato ai tribunali militari. Il governo, presieduto dalla Destra Storica, invierà nella regioni del Sud 120.000 uomini. È guerra civile, anche se la storia ufficiale non lo dice.

Da questo quadro storico prende spunto l’importante romanzo di Luigi Guarnieri I sentieri del cielo.

Nella Calabria del 1863, sulle montagne della Sila, il maggiore Albertis e i suoi uomini danno la caccia alla banda del brigante Evangelista Boccadoro. Lo squadrone dei piemontesi si muove in una terra ostile, primitiva; la civiltà sembra lontana, è una terra percorsa da fanatismo religioso e riti ancestrali, gli abitanti sono “bruti superstiziosi in preda agli istinti più bestiali…invece di parlare emettono grugniti da scimmioni”. Anche la natura, nonostante la sua bellezza, intimorisce; selvaggia e maestosa, parte anch’essa di un ambiente indecifrabile.

La cavalcata allucinata del maggiore e i suoi uomini si compie in un crescendo di violenze: massacri, torture, villaggi bruciati, esecuzioni sommarie. Non c’è spazio per i sentimenti, nemmeno per la pietà, sebbene in alcuni momenti i soldati che, devono fare i soldati, nel poco tempo in cui riescono a stare soli, in una fuggente intimità, si abbandonano a pensieri, emozioni, ricordi, riflessioni. Ma è soltanto un attimo. La desolazione resta in agguato. La sola vera eccezione, unica via di fuga all’odio, sono le canzoni canticchiate nel dialetto calabrese. Echi di una vita passata e lontana cantano l’amore.

Il libro di Guarnieri, creando un pregevole impasto stilistico, alterna una scrittura molto cinematografica, rievocativa dei western di Sam Peckinpah, ad una scrittura più documentata, descrivendo la vita dei contadini, la loro cultura, oppure raccontando con il rigore dello storico la guerra al brigantaggio, mentre la poetica è lasciata alla narrazione del paesaggio.

I sentieri del cielo meriterebbe maggiore attenzione rispetto a quella sinora ricevuta, in questi giorni di celebrazioni del 150 anniversario dell’Unità d’Italia Guarnieri ci presenta l’altra faccia dell’unificazione, ancora tutta da raccontare.

“come sempre, la verità completa non sarebbe mai venuta fuori. La verità è solo una leggenda, pensò. Un racconto, una storia. Un’invenzione.”

h.

 

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