MANO CLANDESTINA

31 03 2011

Finito anche per questo anno (ormai il terzo) il corso di italiano per immigrati che io e una mia amica teniamo con entusiasmo, passione e soddisfazione.

Un po’ tristi per la bella esperienza terminata, ci accingiamo a prepararci per settembre.

Qui volevo condividere alcuni pensieri, anzi, uno in particolare, che riguarda la cosiddetta “diversità”.

Cosa è essere diversi? Perchè alcuni devono essere fattti sentire diversi, in senso negativo, da altri? Chi può permettersi di dire a un altro essere umano : ” Tu sei diverso e per questo inferiore!”?

Me lo sono sempre chiesta e continuerò a farlo spero finchè vivrò, perchè far fermare la gente a riflettere su questo vuole dire capirsi un po’ di piu’ e quando capisci e conosci l’altro, quello che pensi non essere come te, ti devi mettere in discussione e metterti in discussione ti fa crescere perchè capisci che tutte queste differenze forse non ci sono o se ci sono vanno solo analizzate, prese in considerazione, accettate o confutate ma alla fine ti fanno capire che di ghettizzabile c’è ben poco.

Perchè scrivo tutto ciò nella sezione poesia? Perchè alla cerimonia di fine corso di italiano abbiamo anche letto una poesia che “ci sta dentro” a quello che ho detto finora. Eccola. In dialetto piemontese e italiano.

MAN CLANDESTINA

I sun stringiù na man

na man clandestina

una di tanti.

La ciameva cumprensiun

aiut amur.

Propri cume la mia

angheva cinq dii

la pel s’iossi

ant’l veni sang russ

tame ‘l me.

Tucand sta man clandestina

sun sentì i stessi robi

c’la sentiva ‘n tal cor:

d’essi cunsiderà na persuna

cun la voia d’una parola buna

na cà, an lavor

cun la voia d’egualgliansa

an mes an mund

cal mor sensa amur.

VALERIA MORENA TRIBAUDI

 

 

MANO CLANDESTINA

Ho stretto una mano

una mano clandestina

una delle tante.

Chiedeva comprensione

aiuto amore

Proprio come la mia

aveva cinque dita

la pelle sulle ossa

nelle vene sangue rosso

come il mio.

Toccando questa mano clandestina

ho sentito le stesse cosa

che sentiva nel cuore:

d’essere considerata una persona

con la voglia di una parola buona

una casa un lavoro

con la voglia di eguaglianza

in mezzo a un mondo

che muore senza amore.

VALERIA MORENA TRIBAUDI

GRAZIE MAMMA.

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