Camminando da Nord verso Sud

5 04 2011

A metà degli anni ’90 Goffredo Fofi pubblicava “La Terra vista dalla Luna”. Una pubblicazione coraggiosa con un programma ambizioso, occuparsi del “sociale”: il volontariato, i giovani, il disagio, la scuola, le istituzioni, i mezzi di comunicazione, la cultura. Era la rivista dell’intervento sociale.

Nel primo numero, nella sezione Pianeta Terra, un reportage sull’Africa con fotografie di Tom Stoddart a testimoniare la tragedia del Ruanda e un lungo articolo di Ryszard Kapuscinski facente parte di un lavoro ancora incompiuto, una grande inchiesta-riflessione sul continente africano, pubblicato qualche anno più tardi da Feltrinelli con il titolo Ebano.

A quei tempi non conoscevo ancora Kapuscinski, non sapevo chi fosse e mai avevo letto un suo articolo, ma l’incontro su quelle pagine mi spinse in seguito a cercare e leggere tutti i suoi libri-reportage.

Nel racconto che ho scelto, tratto da quella rivista, Kapuscinski riesce in poche righe a raccontare l’Africa. Lo fa attraverso la sua gente. Lui che in un’intervista disse: “L’Africa è troppo grande per poterla descrivere”, eppure, la sua narrazione, meglio di qualsiasi saggio, riesce a raccontare questo immenso continente: la sua anima, il suo spirito, le sue tragedie.

Camminando da Nord verso Sud è un racconto che ho letto molte volte, ogni volta con lo stesso stupore.

h.

Camminando da Nord verso Sud

Nei pressi di Gondar (una città di re etiopi e di imperatori che si attraversa quando dalla baia di Aden passando per Gibuti ci si sposta verso El Obeid, Tersaf Njamena e il lago Ciad) incontro un uomo che si dirige a piedi da Nord a Sud. Questo è tutto quello che so di lui; è la cosa che lo distingue. Scopro che sta cercando il fratello perduto.

È a piedi nudi, indossa un paio di pantaloncini rattoppati e quella che una volta avremmo chiamato una maglietta. Con sé, porta soltanto tre oggetti: un pezzo di stoffa che usa a pranzo come tovaglia, di giorno come copricapo per ripararsi dal sole e la sera come coperta per dormire; e una boccia di legno con un coperchio che porta sulle spalle. Non ha denaro. Vive della gentilezza degli estranei. Se non trova da mangiare, gli resta la fame. È sempre stato affamato.

Cammina verso Sud perché quando se è andato da casa suo fratello ha preso questa direzione. Quando è stato, chiedo? Molto tempo fa. Tutto il passato di quest’uomo sembra riassumersi in una sola frase: “molto tempo fa”. È partito dalle montagne dell’Eritrea, da Keren. È partito molto tempo fa.

Sa come andare a Sud. La mattina cammina seguendo la direzione del sole. Chiede a tutti quelli che incontra se conoscono Solomon, suo fratello. Nessuno si stupisce della domanda. Tutta l’Africa è in movimento. Alcuni fuggono la guerra, la sete, la fame e tornano a casa. Spesso perdono la strada. L’uomo che cammina verso Sud è uno dei tanti.

Gli chiedo perché vuole trovare suo fratello. Scrolla le spalle. Per lui, la domanda si risponde da sé. Scrolla le spalle: prova pietà per quest’uomo, per questo straniero che magari sarà anche ben vestito ma è chiaramente, seriamente, privo di qualcosa di molto più importante. Gli chiedo se si è accorto di aver sconfinato, di essere passato dall’Eritrea in Etiopia. Mi risponde con un sorriso d’intesa. Per lui c’è solo una terra che brucia e un fratello che cerca suo fratello.

Ryszard Kapuscinski – Ebano

La nuova rivista di Goffredo Fofi “Lo Straniero” la trovate qui: http://www.lostraniero.net/

 

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