Nina dei lupi

18 04 2011

Guardando le immagini che arrivano dal Giappone dopo il disastro del terremoto e lo tsunami viene in mente il paesaggio descritto da Cormac Mc Carthy nel romanzo La strada. Associata a quel disastro la catastrofe nucleare di Fukushima mette in guardia e manda segnali di allarme rispetto a un certo modello di sviluppo, che oltre ad essere definito insostenibile e iniquo dovrebbe essere dichiarato pure irreale se vogliamo restituire significato alla parola “progresso”, inteso come progresso morale, civile, progresso dell’umanità.

Nina dei lupi il bel romanzo di Alessandro Bertante riprende questi temi e a differenza del pessimismo di Mc Carthy, contrappone all’aspetto unicamente apocalittico un messaggio di speranza e di rinascita, espresso nel passaggio dalla civiltà dell’uomo alla civiltà della Natura, alla ri-fondazione di un nuovo mondo.

La storia ben congegnata e con molti colpi di scena affonda le sue radici nel mito e nella leggenda. I personaggi principali del romanzo sono gli eroi di una moderna epica.

L’età dell’opulenza e dell’inganno è finita. La Sciagura si è abbattuta sugli uomini. Il cielo si colora di tonalità innaturali, rappresenta una minaccia e annuncia disgrazie. Gli scampati, appartenenti alla falsa civiltà del benessere, girano per le città organizzati in bande armate. Le pianure sono in fiamme, non c’è salvezza né redenzione.

Sulla montagna nel piccolo borgo di Piedimulo vive nascosta una comunità di contadini. L’unico collegamento tra il paese e le città della pianura non è percorribile. Una frana ha occluso la galleria.

Il tunnel è il confine che divide il tranquillo borgo dalla barbarie, mentre a nord sulla montagna, un altro confine, un ruscello, separa la vita dei contadini dal mondo selvaggio, dove vivono i lupi e un uomo che a loro si accompagna. Gli abitanti di Piedimulo sono ritornati indietro di secoli, vivono senza energia elettrica e senza le comodità inutili e superflue del mondo precedente, la loro vita è votata all’essenziale, al rispetto dei cicli della natura.

Nina ha trovato scampo nel villaggio rifugiandosi dai nonni, per vincere la paura tiene in tasca una castagna liscia e rotonda, una sorta di amuleto. Ma la minaccia rimane in agguato. Alfredo sindaco della comunità e nonno di Nina sa che la pace non può durare, è solo questione di tempo.

Quando la paura si materializza e i predoni riescono ad aprire un varco nella galleria, a Nina non rimane altra scelta, deve fuggire e oltrepassare il torrente, sfidare la natura selvaggia, incontrare l’uomo che vive con i lupi. Sarà con loro, con Alessio e con i lupi Tito ed Alma, che Nina dovrà affrontare i predatori arrivati dalla città e liberare i pochi sopravvissuti di Piedimulo; restituendo giustizia, creando un nuovo inizio, diventando leggenda.

“Durante le lunghe notti d’inverno trascorse davanti al fuoco, i bambini delle montagne occidentali volevano ascoltare solo una storia. Chiedevano di raccontare di Nina. Nina dei lupi”.

h.

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