Il fioraio di Peron

10 06 2011

[Gli altri erano quel milione e mezzo sceso dalle barche per rifarsi una vita da questo lato del mondo. “Troppi”, dicevano i bravi cittadini portegni, “troppi, questi italiani. Soprattutto la domenica!”. Nelle fabbriche o nei campi andavano anche bene. Ma quando arrivava la domenica, e si riversavano per le strade e le piazze, con le mani in mano, i tanos, gli italiani d’argentina, di colpo diventavano troppi.]

Il fioraio di Peron  è uno di quei rari libri di cui non si può fare a meno. E allo stesso tempo è uno di quei libri che non ha ricevuto l’attenzione che si merita. Tipico per un paese come il nostro, che non ama molto la cultura e ancora meno la storia, soprattutto la propria. Se poi si parla di emigranti meglio passare oltre.

Il romanzo di Alberto Prunetti intreccia la storia dell’Argentina di ieri e di oggi con la storia dell’emigrazione italiana; di chi, per sfuggire alla povertà, sceglieva per cambiare il destino e migliorare la propria condizione l’America del Sud, l’America povera. Non tutti sanno, ma dall’altra parte dell’oceano, in Argentina, c’è una parte importante d’Italia. Gli italiani sono la seconda comunità dopo quella spagnola. L’emigrazione unisce i due paesi.

La trama del racconto apparentemente è semplice. Cosimo Guarrata un emigrante siciliano sbarcato a Buenos Aires negli anni ’20, dopo le iniziali difficoltà, comuni a tutti i tanos, come venivano chiamati all’epoca gli italiani, diventa fioraio alla Casa Rosada. Nel palazzo può assistere da vicino ai giochi di potere, vede gli scandali, i tradimenti, i colpi di stato. La storia gli passa accanto, Cosimo inconsapevolmente ne è il narratore; nella quotidianità del suo lavoro, abbellire il palazzo del governo, è il testimone della complessità del paese argentino e delle sue enormi contraddizioni.

Alcuni anni dopo la morte di Cosimo, un suo nipote, Alfredito, parte per l’Argentina alla ricerca del misterioso testamento lasciato dal fioraio. Buenos Aires è molto cambiata dagli anni ’20, però ne rimane viva l’atmosfera un poco oscura di un paese dal passato drammatico, anche quello più recente. La paura che accompagna Alfredo nelle sue ricerche non è soltanto suggestione; prevaricazione e violenza quasi si respirano nelle strade della città bonaerense e sono sempre pronte a manifestarsi.

Pagine intense che hanno il pregio di trasportarti nel clima che ha caratterizzato la storia argentina del secolo scorso. Un romanzo dal forte impatto evocativo. Un libro che si legge come si ballerebbe un tango, sempre in modo diverso.

Come scrive Massimo Carlotto nella bella prefazione: “spero che questo libro venga letto da tutti coloro che in questi anni hanno scoperto l’Argentina, la sua infinita bellezza e le sue innumerevoli tragedie e da coloro che ignorano chi è Osvaldo Bayer o chi erano Soriano e Walsh”.

Il fioraio di Peron è pubblicato da Stampa Alternativa.

Consiglio di visitare il blog di Alberto Prunetti: http://potassa.noblogs.org/

h.

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