Salvador Allende. 11 settembre 1973

11 09 2011

“Fate tutto il necessario per farlo cadere, quel figlio di puttana va schiacciato con qualsiasi mezzo”    Richard Nixon

“Viva il Cile, viva il popolo, viva i lavoratori! Queste sono le mie ultime parole. Ho la certezza che il mio sacrificio non sarà vano”            Salvador Allende

L’11 settembre 1973 il governo democraticamente eletto di Salvador Allende viene destituito per mano di un colpo di stato organizzato dal generale Pinochet sotto l’abile regia degli Stati Uniti. L’11 settembre 1973 Salvador Allende muore difendendo il popolo del Cile e la democrazia. Con lui muore il sogno cileno di una società più giusta che guardava al socialismo: “il socialismo nelle libertà” come amava definirlo.

Eletto nel 1970 Allende vara subito un programma di riforme coraggiose e radicali: nazionalizzazione delle banche, riforma agraria, nazionalizzazione delle miniere di rame, la massima ricchezza del paese in mano al capitale americano. Gli saranno fatali, la reazione degli americani non si fa attendere, fanno crollare il prezzo del rame per danneggiare le esportazioni cilene, finanziano attività finalizzate alla destabilizzazione del paese, preparano il golpe militare.

L’11 settembre 1973 le forze armate guidate dal generale pinochet dichiarano illegittimo il governo e attaccano, bombardandolo, il palazzo della Moneda. Allende e molti dei suoi uomini moriranno. Inizia il terrore: sindacalisti, politici di sinistra, semplici simpatizzanti, saranno perseguitati, di molti non si saprà più nulla. Con la dittatura viene instaurata la legge marziale, si processano i dissidenti, l’uso della tortura è abituale. Le terre distribuite da Allende ai contadini sono restituite ai proprietari, le aziende nazionalizzate vengono riprivatizzate. Tutto il personale assunto nel periodo del governo Allende viene licenziato, quello assunto nell’amministrazione pubblica mandato nei campi di concentramento.

Se nel mondo si fossero affermati gli ideali e le politiche di Salvador Allende invece dei governi delle banche e della finanza, non avremmo avuto l’11 settembre 2001. Ne sono fermamente convinto.

Lascio alle parole di Eduardo Galeano il ricordo del Presidente Allende. Tratto da “Memoria del fuoco. Il secolo del vento”.

 

1973
Santiago del Cile

ALLENDE

Gli piace la bella vita. Ha affermato più volte di non avere la stoffa dell’apostolo né la qualità del martire. Ma ha anche detto che vale la pena di morire per tutto ciò di cui non vale la pena vivere.
I generale ribelli gli chiedono le dimissioni. Gli offrono un aereo per lasciare il Cile. Lo avvertono che il palazzo presidenziale sarà bombardato da terra e dall’aria.
Insieme ad un pugno di uomini, Salvador Allende ascolta le notizie. I militari si sono impossessati di tutto il paese. Allende si mette un elmetto e prepara il fucile. Risuona il fragore delle prime bombe. Il Presidente parla alla radio, per l’ultima volta:
– Non cederò…

Non cederò. Sono venuto a trovarmi in un momento critico della nostra storia, e pagherò con la vita la lealtà del popolo. E vi dico che il seme che consegneremo alla coscienza e alla dignità di migliaia e migliaia di cileni non potrà essere completamente distrutto. Loro hanno la forza. Potranno asservirci, ma i processi sociali non si fermeranno con il crimine e con la forza. La storia è nostra e la fanno i popoli…

Lavoratori della mia patria: ho fiducia nel Cile e nel suo destino. Altri uomini supereranno questo momento grigio e amaro in cui il tradimento pretende di imporsi. Andate avanti, sapendo che, più presto di quanto si pensi, si apriranno di nuovo i grandi viali per lasciare passare l’uomo libero di costruire una società migliore. Viva il Cile, viva il popolo, viva i lavoratori! Queste sono le mie ultime parole. Ho la certezza che il mio sacrificio non sarà vano.

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