Sant’Anna di Stazzema

13 11 2011

Le è stata dedicata una piazza di Sant’Anna di Stazzema. Sulla lapide è scritto “Anna Pardini, la più piccola dei tanti bambini che il 12 agosto 1944 la guerra ha qui strappato ai girotondi”. Era nata il 23 luglio di quell’anno. Aveva 20 giorni quando la mamma, Bruna Farnocchi Pardini, la prese in braccio per l’ultima volta. Gli assassini avevano obbligato una moltitudine dolente, terrorizzata a schierarsi davanti al muro di una casa. Di fronte avevano piazzato una mitragliatrice. Da servente al pezzo fungeva un traditore. Cominciò il crepitio. Bruna cadde a terra, insieme ad Anna. Non si rialzò più. La piccola, alla quale i colpi avevano tranciato le gambe, sopravvisse solo per poco più di una settimana, come la sorellina Maria.   Franco Giustolisi – L’armadio della vergogna

Il volto bestiale del nazi-fascismo si presentò agli abitanti di S. Anna di Stazzema il 12 agosto 1944. Un esercito straniero affiancato da traditori scatenò l’inferno trucidando la popolazione inerme. Fu una delle più gravi carneficine compiute sul nostro territorio, a S. Anna morirono 560 persone, tra cui donne vecchi e bambini. A distanza di 67 anni, il fascismo pulito e distinto dei mercati si riaffaccia in questi luoghi, la crisi si sa giustifica tutto, bisogna fare sacrifici ci ricordano i mantenuti: si cancelli, dunque, la memoria. La notizia è di quelle che fanno male, da lunedì il Museo di S. Anna di Stazzema chiuderà, a causa della decisione del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali di tagliare i fondi ad esso destinati. Vergognoso. Si cancella la memoria storica del paese. Si cancella il martirio delle vittime innocenti. Si cancellala Resistenza. Sicancella la dignità di un popolo, l’ideale di libertà. Lotte, battaglie, sofferenze, sacrifici di vite umane, l’impegno politico e civile di una moltitudine di uomini e donne che anelava un futuro migliore saranno confinati nell’oblio. La realtà assomiglia sempre di più ad un mondo orwelliano.

A Sant’Anna ci recammo nell’estate del 2010. Quell’anno decidemmo di trascorrere una breve vacanza nella Toscana meno frequentata delle Alpi Apuane, inseguendo suggestioni politiche: gli anarchici di Carrara; trasgressioni gastronomiche: il lardo di Colonnata; imprese sportive: i trekking tra le cave di marmo; evocazioni storiche. Nella nostra immaginazione l’importanza del viaggio si rappresentava nella visita a Stazzema. Ci salimmo un pomeriggio con le nuvole che appesantivano il cielo. Lungo il tragitto discutemmo dei danni causati dal revisionismo storico e dal negazionismo, che minimizza o nega gli orrendi crimini di cui si sono macchianti fascisti e nazisti in Italia.

Giunti a Sant’Anna la prima immagine fu il dipinto sul muro fatto dai ragazzi delle scuole medie, a riprodurre la celebre foto scattata nel giugno del ’44 ai bambini del paese. Festeggiavano con un girotondo la fine della scuola. Due mesi più tardi di quei bambini ritratti nella foto non sopravviverà nessuno. Dalla piazza Anna Pardini raggiungemmo il Museo Storico della Resistenza (quello che vogliono chiudere) ricavato nella struttura della vecchia scuola elementare. Fu inaugurato da Sandro Pertini nel 1982. Afianco dell’ingresso la lapide con l’ode di Calamandrei  a Kesserling Lo avrai / camerata Kesselring / il monumento che pretendi da noi italiani / ma con che pietra si costruirà / a deciderlo tocca a noi. / Non coi sassi affumicati / dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio / non colla terra dei cimiteri / dove i nostri compagni giovinetti / riposano in serenità…”.

Quel pomeriggio a Sant’Anna ci colpì il rigoroso silenzio osservato da tutti i visitatori, si parlava sottovoce, anche i bambini, alcuni impegnati nei loro giochi non facevano schiamazzi e non si trattava solo del rispetto che il luogo richiedeva, era la sacralità emanata da tutto il dolore che quella terra aveva provato e i suoi figli vissuto.

Salendo la Via Crucis, verso il colle dove è stato eretto il Monumento ai Caduti, commentammo la vigliaccheria che rese possibili quei fatti e il tentativo di nascondere e occultare sin da subito, giustificandola come azione di guerra, quell’immensa tragedia. Mutuandola dal linguaggio politico potremmo dire che la viltà fu trasversale.

Nel rapporto giornaliero del 13 agosto 1944 il comando della 14 armata tedesca scriveva che nelle operazioni contro le bande partigiane erano stati fatti saltare quattro depositi di munizioni, distrutto un centro di servizi informazioni, catturati 353 civili sospetti, trucidati 270 banditi e ridotto in cenere un punto d’appoggio delle bande. Il punto d’appoggio messo a fuoco era la chiesa e tra i banditi c’era una bambina di 20 giorni. Il resto del rapporto erano squallide menzogne.

Alcuni mesi più tardi nello schieramento opposto il brigadiere generale inglese del quarto corpo d’armata scrisse: “ è dubbio se questo massacro sia di competenza della Commissione dei crimini di guerra, poiché la maggioranza degli abitanti del villaggio ha svolto attività partigiana ed ha trasgredito un’ordinanza germanica”. Solidarietà ai macellai.

L’ultimo capitolo lo ha scritto il governo italiano nel 1948 seppellendo nell’Armadio della vergogna (si legga il libro molto ben documentato di Franco Giustolisi) tutti i fascicoli riguardanti quei crimini.

Ci siamo recati in visita in quei luoghi per non dimenticare, per raccoglierne la testimonianza e trasmetterla ad altri, ci siamo recati a Sant’Anna seguendo lo spirito e l’insegnamento di Piero Calamandrei: “Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione andate nelle montagne dove caddero i partigiani…”

Ora e sempre Resistenza.

h.

http://www.santannadistazzema.org/  http://www.beatedizioni.it/collane_dett.php?id_coll=22&id_lib=575   http://www.santannadistazzema.org/sezioni/LA%20MEMORIA/pagine.asp?idn=1380

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