Ghiaccio-nove di Kurt Vonnegut

9 12 2011

“Signore, come muore un uomo quando viene privato della consolazione della letteratura?”
“In uno o due modi” disse lui “per pietrificazione del cuore o per atrofia del sistema nervoso.”

Kurt Vonnegut era un genio, cosa che a molti può dare fastidio, tant’è che all’uscita dei suoi primi romanzi si affrettarono ad affibbiargli l’etichetta di autore di fantascienza da quattro soldi, in effetti i suoi libri possono iscriversi al genere, ma era il suo pensiero ad andare oltre la banalità del quotidiano, ad anticipare i tempi. Kurt Vonnegut era uno scrittore che sapeva guardare avanti. E anche questo può dare fastidio. Pensate che negli anni ’60, gli anni dell’immaginazione al potere, della liberazione sessuale, in generale anni di emancipazione e libertà, Vonnegut ponendosi di lato a queste lungimiranti idee faceva notare che stavamo sperperando le risorse del nostro pianeta senza preoccuparci del futuro. Immaginatevi le reazioni. Erano gli anni del boom economico, della crescita, della civiltà del benessere e dei consumi, e un tipo, uno scrittore, se ne esce con questa storia delle risorse, che si direbbero limitate e si starebbero sperperando. Un genio, ovviamente riconosciuto da pochi.

Viste le premesse, inevitabilmente, Vonnegut mette al centro del suo lavoro il tema della stupidità umana, l’incapacità dell’uomo di dare un senso e una direzione al suo agire. Un concetto trattato con ironia e sarcasmo, senza drammatizzare, senza prendersela troppo, tanto è ineluttabile; raccontato ridendo, anche se si tratta di umorismo nero, ridi di qualcosa che non è affatto divertente.

Ghiaccio-nove, una tra le sue opere indimenticabili, inserendosi in questo filone ne è forse il manifesto filosofico/spirituale. Scritto nel 1963, nel pieno della guerra fredda, Vonnegut con questo romanzo esercita una critica radicale, quasi spietata, nei confronti della società, della scienza, della religione e del potere. Lo fa con la consueta leggerezza. Ogni dogma viene decostruito, se necessario con irriverenza.

E Dio disse: «E ora creiamo esseri viventi dal fango, così che il fango veda cosa abbiamo fatto ». […]
L’uomo sbattè gli occhi. «Qual è lo scopo di tutto questo?» chiese educatamente.
«Perché, tutto deve avere uno scopo? » chiese Dio.
«Certamente» rispose l’uomo.
«Allora lascio a te il compito di trovarne uno per tutto questo» disse Dio. E se ne andò.

Ciò che sembra interessare a Vonnegut è mettere in luce la mancanza di verità in un mondo in cui il punto di partenza è sempre la menzogna, dunque un mondo assolutamente deresponsabilizzato. “Tutte le verità che sto per dirvi sono spudorate menzogne”  è una tra le prime affermazioni del bokononismo, la religione fondata da Bokonon, uno tra i protagonisti del romanzo. È Bokonon a parlare ma se lo caliamo nei giorni nostri potrebbe essere il messaggio sottointeso, non dichiarato, dei paladini del liberismo.

“Allora, quando fu irrimediabilmente chiaro che nessuna riforma governativa o economica avrebbe reso il popolo meno miserabile, la religione divenne l’unico vero strumento di speranza. La verità era nemica del popolo, perché la verità era orribile, pertanto Bokonon si dedicò a fornire al popolo bugie migliori.”  Il bokononismo è una bizzarra religione nata casualmente in una piccola isoletta del Mar dei Carabi, che diffonde “il verbo” negando frequentemente la propria autorità, dispensando menzogne agrodolci  per rendere la vita meno amara.

L’isola di San Lorenzo, la culla del bokononismo, governata da un dispotico dittatore, è la caricatura di una società in cui si intrecciano temi attuali, quali la globalizzazione, i paradisi fiscali, le relazioni tra le varie classi sociali; temi complessi affrontati da Vonnegut con poche battute ma con estrema efficacia. Quarant’anni prima, anticipando i tempi, lo scrittore americano fotografa con precisa messa a fuoco il nuovo millennio.

La Repubblica di San Lorenzo è una splendida nazione, sana, felice, progressista e amante della libertà, irresistibile tanto per gli investitori quanto per i turisti americani. […] una popolazione di quattrocentomila anime tutte fervidamente votate agli ideali del Mondo Libero, con un piano regolatore incentrato sulle grandi opere. La coppia Reagan-Thatcher metterà a punto l’ideologia dello sviluppo basata sulle grandi opere finanziate dalla Banca Mondiale negli anni ottanta.

Ad un certo punto a sintetizzare brillantemente tutto c’è un bellissimo dialogo tra una coppia di americani anti-comunisti titolari di una fabbrica di biciclette e John, l’io narrante dell’intera storia.

«Conosce bene San Lorenzo?» gli chiesi.
«Questa sarà la prima volta che la vedo, ma tutto quello che ne ho sentito dire mi piace da matti» disse H. Lowe Crosby. «Hanno disciplina. Hanno qualcosa su cui si può contare da un anno all’altro. Non hanno un governo che incoraggia chiunque a essere una specie di microbo stravagante di cui nessuno ha mai sentito parlare.»
«Prego?»
«Cristo, a Chicago ormai non le facciamo più le biciclette. Ci occupiamo solo di relazioni umane adesso. Le teste d’uovo stanno lì a scervellarsi per trovare nuovi modi per rendere felici tutti quanti. Non si può licenziare nessuno, non c’è verso, e se qualcuno per caso fa una bicicletta, il sindacato ci accusa di pratiche crudeli e disumane e il governo confisca la bicicletta per gli arretrati sulle tasse e la regala a un cieco in Afghanistan.»
«E lei crede che le cose andranno meglio a San Lorenzo?»
«Lo credo eccome, per la miseria! La gente da queste parti è abbastanza povera, abbastanza spaventata e abbastanza ignorante da avere un po’ di buon senso.»

Fino a qui Ghiaccio-nove  non sembra un romanzo fantascientifico, ma a suo modo lo è, forse impalpabile, sicuramente apocalittico, ucronico. La storia inizia con John, il protagonista, intento a scrivere un libro basato su fatti reali intitolato Il giorno in cui il mondo finì. Si tratta di un resoconto su cosa avevano fatto gli americani di una certa importanza il giorno in cui fu sganciata l’atomica su Hiroshima. Le sue attenzioni si concentrano su Felix Hoenikker uno dei “padri” della bomba atomica, contatta le persone che l’avevano conosciuto tra cui i suoi tre eccentrici figli. Indagando, lo scrittore scopre che l’ultima invenzione di Felix Hoenikker è un’arma potentissima che può porre la parola fine alla vita sulla terra: il ghiaccio-nove, una forma di ghiaccio durissima con il punto di fusione a 100 gradi Fahrenheit. Una piccola particella di questo ghiaccio lanciata in una pozzanghera la farebbe gelare immediatamente e innescando una reazione a catena si propagherebbe a tutti i liquidi vicini, gettata nell’oceano lo congelerebbe istantaneamente. Alla morte del vecchio Hoenikker i tre figli si spartiscono il ghiaccio-nove.

Ma cosa lega Felix Hoenikker e il ghiaccio-nove con la religione di Bokonon e l’isola di San Lorenzo scopritelo leggendo il libro.

Concludo con il quattordicesimo libro di Bokonon.
“Il Quattordicesimo libro si intitola: «Che speranze può nutrire un uomo ragionevole per l’umanità su questa terra, tenendo conto dell’esperienza dell’ultimo milione di anni?» Non ci vuole molto a leggere il Quattordicesimo libro. Consiste in una parola e in un punto. Eccoli: «Nessuna».”

Auguri.

P.S. Il pregio di questo libro è che ogni singola frase vi rimarrà appiccicata addosso per lungo tempo, il difetto che finisce troppo presto.

h.

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