Elsa Morante – Piccolo Manifesto dei Comunisti (senza classe né partito)

7 01 2012

Accanto a Gramsci e Pasolini metterei tra le personalità letterarie (e politiche) del Novecento dotate di genio visionario e utopico  anche la scrittrice Elsa Morante. Famosa per i suoi romanzi La storia  e L’isola di Arturo, la scrittrice romana è poco conosciuta per le opere più poetiche come Il mondo salvato dai ragazzini o per gli scritti che hanno la caratteristica del “manifesto” o documento ideologico, un’ideologia di cui oggi avremmo tanto bisogno, come Il Piccolo Manifesto dei Comunisti (senza classe e senza partito) di cui voglio scrivere qui di seguito.

Il breve testo della Morante pubblicato nella collana “sassi” dall’editore Nottetempo fu ritrovato da Cesare Garboli e Paolo Cecchi tra le carte della scrittrice, probabilmente fu scritto nel 1970 o ’71. Si tratta di un’opera quasi inedita, presentata al pubblico per la prima volta nel 1988 dalla rivista Linea d’ombra. La Morante all’epoca si rivolgeva al movimento del ’68 e a tutti gli idealisti di sinistra con passioni rivoluzionarie. Letto oggi, questo testo presenta una riflessione più che mai attuale e preziosa visto il vuoto politico e la mancanza di prospettive civili che contraddistingue la moderna (qualcuno oserebbe dire post qualcosa) società consumistica.

Sono poche pagine articolate in 13 punti, se volete un decalogo. L’inizio è una parafrasi del più celebre Manifesto di Marx-Engels  e i primi due principi sono il perno attorno a cui ruota tutto il ragionamento:

1. Un mostro percorre il mondo: la falsa rivoluzione.
2. La specie umana si distingue da quelle degli altri viventi per due qualità precipue. L’una costituisce il disonore dell’uomo; l’altra, l’onore dell’uomo.

Il disonore dell’uomo è il Potere, rappresentato nella società umana dal binomio: padroni e servi, sfruttati e sfruttatori. L’onore dell’uomo è la libertà dello spirito. Il potere è il male assoluto, elemento che impedisce all’uomo di progredire, che lo corrompe e lo limita nelle libertà limitandogli l’accesso alla bellezza e all’etica. Per liberare tutti gli uomini dal potere è necessaria la rivoluzione. Ma la Morante mette in guardia dalle false rivoluzioni o dalle rivoluzioni tradite che ribadiscono il Potere in altre forme. L’unico fine della rivoluzione è l’abolizione totale e definitiva del Potere e la restituzione agli uomini della libertà dello spirito.

La libertà dello spirito deve appartenere a tutti e non ha gerarchie di valori. Ne sono un esempio l’operaio che sciopera per opporsi allo sfruttamento oppure il fabbro che fabbrica un chiodo quadripunte contro gli automezzi nazisti. Sono azioni belle e morali e sono l’affermazione della libertà dello spirito, compiute da uomini con le capacità e i mezzi di cui dispongono. Azioni che non appartengono ad una classe afferma la Morante, ma appartengono all’uomo in quanto tale.

Come ci ricorda l’editore Il Piccolo Manifesto dei Comunisti è un testo magnifico e dimenticato, direi dotato di senso religioso, inteso come lo percepiva la Morante, non una religione qualsiasi, ma: “di quella religione che è l’altruismo, il lavorare per gli altri. L’arte, per esempio, nasce da questo desiderio di spendersi, è una forma di religione”.

h.

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7 01 2012
icittadiniprimaditutto

Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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