La solitudine degli operai (I parte)

11 02 2012

Ammesso che esistano differenze tra il governo Monti e il governo Berlusconi, sicuramente non ce ne sono per quanto riguarda le politiche economiche e sociali, in particolare sulle materie riguardanti il lavoro. Trovo, invece, nelle scelte dell’attuale Governo, una continuità preoccupante con il precedente, a cui peraltro sulle materie citate sono state impresse brusche accelerazioni, giustificate dall’emergenza e dalla crisi. Monti sta raggiungendo obiettivi che Berlusconi ha perseguito per almeno un decennio senza mai centrarli: pensioni, art. 18 e flessibilità in uscita, mercato del lavoro e ammortizzatori sociali.

A cambiare è solo l’orientamento dell’opinione pubblica da parte di alcuni quotidiani nazionali e dei loro autorevoli opinionisti, nonché di quei partiti, che facevano, giustamente, opposizione a Berlusconi e oggi sostengono acriticamente Monti. Sembra che in Italia l’unica opposizione possibile sia in chiave anti-berlusconiana, quando piuttosto dovrebbe essere costruita su temi sociali, economici e culturali.

Data la situazione e lo schieramento di forze in campo, chi si trova a sostenere le ragioni e gli interessi legittimi dei più deboli, viene trattato con sufficienza quando va bene, altrimenti viene etichettato come disfattista, populista, massimalista, nel peggiore dei casi un estremista. Si passa, insomma, alla de-legittimazione. Sostenere le ragioni degli operai in questo contesto è complicato, ne è un esempio concreto la recente polemica tra Eugenio Scalfari e Susanna Camusso e, se volete, è anche la rappresentazione della SOLITUDINE DEGLI OPERAI.

Dalle colonne di Repubblica, Scalfari cita strumentalmente una lunga intervista del ‘78 a Luciano Lama tralasciandone oltretutto alcune parti importanti su profitti e accumulazione del capitale, per invitare la Cgil e gli altri sindacati a tenere una linea di moderazione e nell’interesse comune ad accettare la sfida delle “riforme” proposte dal governo Monti; segue una replica molto ben argomentata e articolata della Camusso a cui Scalfari risponde seccato con una serie di luoghi comuni tipici del pensiero unico.

Il Professor Scalfari, quasi indispettito dal fatto che un sindacato tuteli gli interessi di chi rappresenta, sale in cattedra con l’intento di impartire una severa e sonora lezione alla segretaria della Cgil, rea di non aver capito la situazione in cui ci troviamo, sostenendo addirittura di non aver trovato nella risposta della Camusso l’intelligenza politica mostrata in altre circostanze. La presunzione e l’arroganza di questa affermazione sta nel fatto che un pensiero economico, politico, ideologico, legittimamente rappresentato, diventa e si trasforma in verità assoluta, dogma religioso, che per caratteristiche esclude qualsiasi altra visione e alternativa. D’altra parte quando ci si appella ai “sacrifici” vi è un chiaro riferimento ai temi religiosi; già, perché Scalfari vede (e lo scrive) il sindacato protagonista unicamente attraverso una politica di sacrifici, dunque senza una reale autonomia.

Ma il punto è capire dove siamo e dove stiamo andando, non si può liquidare la questione dicendo che la precarietà e la disoccupazione sono effetti della crisi, prendere atto che il mondo è cambiato e accettare il cambiamento come fatto inoppugnabile, senza interrogarsi su quali siano stati gli attori che hanno provocato la crisi, che dal mio modesto punto di vista prosegue ininterrotta ormai dal 2001. La crisi che stiamo vivendo è stata provocata da precise decisioni politiche, volute e perseguite dall’elite mondiale, dai centri di potere. La globalizzazione non è stata un evento casuale, dapprima è stata progettata e poi realizzata, anche attraverso un accurato piano legislativo. Bisogna porsi domande, avere dubbi e uscire dalla sindrome del TINA, there is not alternative, non ci sono alternative. Tra le domande concedetemene una retorica, ma siamo poi così sicuri che si voglia uscire dalla crisi? Oppure la crisi è funzionale agli interessi di qualcuno, di gruppi di potere? Dopo 10 anni di decadenza credo sia legittimo porsi questa domanda, considerando che, tutte le misure prese: tagli alla spesa pubblica, riduzione del welfare e contenimento del costo del lavoro, non solo non hanno dato risultati ma addirittura hanno contribuito a peggiorare la situazione.

Questo è il punto: nelle analisi di Scalfari e nelle proposte di Monti non c’è la benché minima considerazione di ciò che è avvenuto negli ultimi venti anni. Tutte le tesi che propongono hanno già trovato applicazione. E quali effetti hanno avuto? È aumentata la povertà, la disoccupazione, la precarietà, i salari sono fermi al palo da 15 anni e ora stanno precipitando, sono diminuiti gli investimenti, siamo passati da una fase di stagnazione alla recessione, il paese si sta impoverendo. Possibile che tutto ciò non abbia nulla a che fare con le politiche adottate nell’ultimo ventennio? Possibile che non si prenda atto che quelle politiche hanno accresciuto le disuguaglianze? Che a pagare i costi della crisi, il risanamento dei conti pubblici e a suo tempo l’ingresso in Europa, sono sempre gli stessi?

Non bisogna poi dimenticare che i lavoratori hanno iniziato ad impoverirsi  dall’inizio degli anni ’90, anni ruggenti come li ha definiti Joseph Stiglitz per il livello di crescita che andava aumentando esponenzialmente. Una crescita che però non ha creato occupazione, non ha ridotto la povertà, migliorato lo stato sociale, la sanità, l’istruzione, preservato i beni pubblici; ad aumentare sono stati soltanto i profitti e i patrimoni di pochi eletti. Eppure, si continua a ragionare come se non fosse cambiato nulla, come se i salari fossero ancora indicizzati dalla scala mobile, se si andasse in pensione dopo 35 anni di lavoro, se le assunzioni venissero fatte con i contratti a tempo indeterminato e per quelli a termine fosse necessaria una causale precisa, come se le aziende per assumere dovessero farlo attraverso l’ufficio di collocamento prendendo il primo in lista, come se la sanità e l’istruzione fossero tutte a carico dello stato.

Dunque, c’è da chiedersi perché il sindacato portatore di interessi particolari dovrebbe essere l’unico soggetto ad occuparsi dell’interesse generale attraverso una politica di sacrifici per riconquistare la fiducia dei mercati. O si vuol far credere che i mercati agiscano nell’interesse generale, dimenticando che sono costituiti da attori che speculano per i propri interessi o quelli di altri cercando di ottenere il più alto profitto? Sarebbe questo il concetto di equità a cui ispirarsi? Ci si dovrebbe rendere conto che i “sacrifici” per molti equivalgono a scivolare verso la povertà, come le statistiche dimostrano. La manovra finanziaria varata da Monti non porta da nessuna parte, ancora una volta si tratta di un trasferimento enorme di ricchezza dai ceti più poveri a quelli più ricchi. Il meccanismo è semplice quanto odioso: si specula, lo spread si alza, si tagliano diritti, salari, spesa pubblica, stato sociale; mai che si tagli la ricchezza. È diventato insopportabile. E la crescita, se mai ci sarà, ma anche qui bisognerebbe aprire una discussione ampia, non darà risposte ai problemi della disoccupazione, della povertà, dell’esclusione sociale.

Il tema di cui ci si dovrebbe occupare è la redistribuzione: del lavoro e della ricchezza. Alla competitività, che equivale a sfruttamento, si dovrebbe preferire la cooperazione. Bisognerebbe affrontare le sfide che abbiamo di fronte coniugandole con il concetto di comunità, con cui sostituire il termine vago e ambiguo di interesse generale. La politica deve rispondere ai bisogni dei cittadini, non ai mercati, deve occuparsi dei più deboli e limitare il potere dei più forti. Se il riferimento diventa la comunità forse è più facile scegliere politiche inclusive, ciò che è comune unisce. Ma non credo siano questi i valori a cui il premier faccia riferimento.

A. S.

Qui , sul sito SINDACALMENTE, potete leggere gli articoli di Scalfari e Camusso: http://www.sindacalmente.org/content/scalfari-lama-camusso-la-scelta-delleur-sindacato-italiano-1212

Annunci

Azioni

Information

One response

12 02 2012
icittadiniprimaditutto

Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...




%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: