Monemvasia e Yiannis Ritsos

22 02 2012

Nel continuo gioco dei rimandi si intrecciano ricordi, esperienze, luoghi, letture e cronaca. I pensieri mi riportano alla Grecia, paese di immensa e sconsolata bellezza. Assediata dalla violenza incivile dei nuovi barbari, edifica difese erigendo barricate di cultura e civiltà: resiste, lotta, si oppone, invoca libertà e giustizia, si appella alla sovranità del suo popolo. Da lontano, spettatori, osserviamo.

Una lettera di Mikis Theodarikis, famoso compositore greco, denuncia il complotto internazionale impegnato nel tentativo di cancellare materialmente il suo paese con la mancanza di lavoro e la miseria. È la cronaca. Il ricordo e la lettura prendono il nome di un poeta, Yiannis Ritsos, il suo paese natale Monemvasia il luogo e l’esperienza di un viaggio.

Agosto 2010: da Epidauro nel pieno del mondo classico ci precipitiamo lungo la costa orientale del Peloponneso a Monemvasia, nel Sud. Quattro ore di viaggio separano il mondo greco da quello bizantino e uniscono secoli di storia. La città-fortezza, unica e indomabile, bizantina e veneziana, ci accoglie all’imbrunire.

TRAMONTO SUL MARE
Piccola casa di pescatori sulla strada. Alla finestra
una tendina di cretonne a fiorami. I vasi di gerani
li avevano fuori, contro il muro. Dalla porta semiaperta
si vedevano le sedie, il tavolo, la lampada, la madia,
il crocifisso ricamato, i panieri, la brocca, il letto matrimoniale,
le stuoie di stracci multicolori. Sul divano, la donna grassa,
pesante, sudata, immobile, con gli occhi chiusi,
arrotolava un gomitolo – un grande gomitolo nero di lana –
un gesto cieco, secolare, indipendente. E fuori
c’era il mare, il tramonto dorato, molte rondini.
Yiannis Ritsos

“Moni-emvasis” ingresso unico. Dalla terraferma una strada rialzata porta all’imponente sperone roccioso piantato in mezzo al mare come un iceberg. È  l’unico accesso al borgo medievale. Superato il portone d’ingresso una piccola scalinata conduce a una terrazza, dove, sferzato dal vento si eleva il busto del poeta a scrutare l’orizzonte, tra il cielo, le acque, e l’infinito dei suoi versi.

Yiannis Ritsos fu un poeta rivoluzionario, lo fu per tutta la vita. Come dissero i suoi critici “la sua arte serviva il comunismo”. Partigiano, prigioniero in un campo di concentramento, conobbe Mikis Theodorakis: Yiannis mise le parole Theodorakis la musica.

Popolo
E’ un piccolo popolo ma combatte senza spade né pallottole
per il pane di tutta la gente la luce e il canto
Sotto la lingua trattiene i lamenti e gli evviva
e come si mette a cantarli si fendono le pietre
Yiannis Ritsos

Yiannis non ebbe mai dubbi, ci si deve schierare sempre dalla parte dei più deboli e nutrire la speranza di un futuro migliore per tutti. Rimarrà sempre fedele ai valori della libertà e della giustizia sociale esprimendoli nell’arte e nella vita. Nel 1967 durante il regime dei colonnelli ritorna in carcere, lo arrestano il giorno stesso del golpe, ma non si lascia piegare dalla sopraffazione, con ostinazione scrive e dipinge sui pacchetti di sigarette e sui ciottoli. Quelle poesie uscite dal carcere diventeranno una bellissima raccolta: Pietre Ripetizioni Sbarre.

Ritsos è considerato uno dei più grandi poeti del  900. Candidato più volte per il premio Nobel vinse invece il premio Lenin per la pace. Ne fu felice.

LE COSE ELEMENTARI
In modo maldestro, con ago grosso, con
filo grosso,
si attacca i bottoni della giacca. Parla da
solo:

Hai mangiato il tuo pane? Hai dormito
tranquillo?
Hai potuto parlare? Tendere la mano?
Ti sei ricordato di guardare dalla finestra?
Hai sorriso al bussare della porta?

Se la morte c’è sempre, è la seconda.
La libertà sempre è la prima.
Yiannis Ritsos

Dagli albori della storia le civiltà mediterranee si mischiano nel suo mare e si respingono. Monemvasia fu fondata dai Laconi che si rifugiarono in questa fortezza naturale per sfuggire agli invasori dell’epoca, gli Slavi; vi passarono poi i normanni, la conquistarono i franchi, i veneziani e i turchi, fu ceduta ai bizantini, la assediarono i pirati. Ritornò sempre sé stessa.

Camminiamo sui bastioni lungo le mura, scendiamo incalzati dal vento e rientriamo nel borgo, il piacere di esplorarlo non si esaurisce, percorriamo strade strette acciottolate che si aprono in ampi slarghi e piazze: Monemvasia offre scorci incantevoli, seduce e ammalia.

Sole e vento. Polvere. Un viaggiatore turco nel 1700 scrisse: in questa città troverete tutto ciò che desiderate, tranne l’acqua. Una scala tortuosa seguita da un sentiero ci porta nella città alta e alla fortezza. Sulla cima, l’unico edificio conservato è la Chiesa di Agia Sofia, arroccata su di uno sperone roccioso a picco sul mare. Tutto intorno solo rovine e il blu dell’acqua. E dell’aria.

 

“Eppure chissà
là dove qualcuno resiste senza speranza
è forse là che inizia
la storia umana, come la chiamiamo, e la bellezza dell’uomo.”
Yiannis Ritsos

Per concludere ancora un aneddoto. Nei suoi lunghi periodi di detenzione Yiannis fu mandato nel campo di Makronisso, una struttura di stampo orwelliano, i detenuti venivano educati e persuasi a firmare il “pentimento”. Un giorno toccò a lui, lo chiamarono a firmare. Al ritornò racconto ai compagni: “Strada facendo mi sono fatto un esame di coscienza: hai fatto mai del male a qualcuno? No. Vuoi bene al mondo intero? Sì. Ami tanto la Grecia? Infinitamente. Vedete signori, queste cose un uomo le vive, non ha bisogno di metterci la firma. E me ne sono andato.”

h.

La lettera di Theodorakis la potete trovare qui:
http://www.megachip.info/tematiche/democrazia-nella-comunicazione/7756-lettera-aperta-di-mikis-theodorakis.html

Pietre Ripetizioni Sbarre è pubblicato da Crocetti Editore e lo potete trovare qui: http://www.crocettieditore.com/leky_vol_31-35.htm

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3 responses

22 02 2012
icittadiniprimaditutto

Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

22 02 2012
icittadiniprimaditutto

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9 06 2012
Ghiannis Ritsos – Pietre Ripetizioni Sbarre « A noi piace…

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