Antonia Arslan – Il libro di Mush

12 04 2012

Quando inizierete a leggere questo libro ricordatevi che sino a oggi soltanto venti paesi hanno riconosciuto il genocidio armeno.

La storia raccontata da Antonia Arslan trae ispirazione da una leggenda e dai fatti accaduti nella piana di Mush nel 1915. In quella valle, la terza armata turca in ritirata dal fronte russo sterminò quasi tutta la popolazione armena che vi risiedeva, circa 100.000 abitanti.
“Dei mille villaggi armeni della piana di Mush resterà solo il nome, nella memoria dei pochi superstiti in esilio, nelle parole di qualche nostalgica canzone. Soltanto molto in alto, sulle montagne del Tauro, vicino a Sassun, esistono ancora i resti di qualche villaggio abbandonato”.
Da quel massacro riuscirono a scampare in pochi, si misero in salvo raggiungendo, tra mille peripezie, l’area occupata dai russi.

La leggenda riguarda il ritrovamento e il salvataggio de l’Omilario di Mush, il più grande dei testi armeni, un prezioso manoscritto miniato del 1202 pesante quasi 28 chili, custodito nel monastero dei Santi Apostoli per sette secoli, dove nel 1915 ha rischiato di andare distrutto per l’odio e la furia devastatrice dei turchi.

La Arslan come una cantastorie orientale ne narra le vicende.

Una coppia di greci vede in lontananza bruciare il monastero dei Santi Apostoli. Due donne armene, Anoush e Kohar, si stanno bagnando nel fiume dopo una giornata di lavoro. I quattro nel breve volgere di un pomeriggio diventeranno fuggiaschi: hanno perso tutto, la casa e gli affetti più cari. A loro si unirà un bambino, ritrovato in un villaggio, unico sopravvissuto della propria famiglia. Insieme si dirigono verso il monastero, per cercare un temporaneo rifugio e un poco di cibo, se ne è rimasto dopo il saccheggio ad opera dei turchi. Troveranno il libro dei sermoni, il libro più grande del mondo. Gli armeni pensano che il libro di Mush abbia poteri taumaturgici. Un monaco, prima di morire, ha fatto in tempo a nasconderlo sotto la paglia nel pollaio. Da quel momento per la piccola compagnia, il senso e lo scopo di tutta una vita, sarà quello di mettere in salvo il prezioso manoscritto. Per trasportarlo lo taglieranno in due e a dividersi il peso saranno le due donne armene. Lungo il viaggio la coppia di greci sente crescere un sentimento di appartenenza che li rende partecipi del destino del piccolo popolo e la salvezza del libro diventerà anche per loro la missione da portare a termine.

La narrazione molto intensa e coinvolgente, quasi epica, scorre lungo ventitré brevi capitoli. La Arslan mette in risalto la forza e l’eroismo delle donne armene, che private di tutti gli affetti riuscirono a preservare la cultura e la memoria del proprio popolo riuscendo a tramandarlo alla generazioni future. Il libro vuole anche essere un omaggio alla bellezza, che in mezzo a tanto orrore, rappresenta ancora un elemento salvifico a cui vale la pena sacrificarsi, come nel caso dei due esuli greci, oltre a indicare una possibile speranza e un allontanamento dal terrore e dall’oppressione. E’  anche l’occasione per riflettere sull’importanza della memoria e della storia di un popolo, e sui valori a cui dovrebbe ispirarsi l’uomo e le sue azioni: la solidarietà, l’empatia, il sacrificio di sé, il coraggio.

Leggetelo.

h.

L’Omilario di Mush oggi si trova a Yerevan, la capitale dell’Armenia, custodito nella biblioteca chiamata “Matenadaran”.

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One response

13 04 2012
icittadiniprimaditutto

Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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