W il 1° Maggio

30 04 2012

Abbiamo il dovere di difendere le libertà democratiche e i diritti sindacali che sono legati alla questione del pane e del lavoro; abbiamo il dovere di difendere i diritti democratici dei cittadini e dei lavoratori italiani, anche all’interno delle fabbriche. In realtà oggi i lavoratori cessano di essere cittadini della Repubblica Italiana quando entrano nella fabbrica. Anche studiosi, prima ancora che noi annunciassimo la nostra iniziativa per la presentazione di uno “Statuto per la difesa dei diritti, della libertà e della dignità del lavoratore nell’azienda”, hanno riconosciuto questa esigenza, che però gli industriali non vogliono riconoscere. Quando al Congresso dei Chimici io annunciai l’idea di proporre lo Statuto, qualche giornale degli industriali scrisse: “Ma Di Vittorio dimentica che le aziende appartengono ai padroni e che coloro che vi entrano debbono ubbidire ai padroni”.

E’ una risposta, questa, che rivela proprio una mentalità feudale, che rivela come i lavoratori siano considerati dai padroni come loro proprietà, come se fossero degli attrezzi qualsiasi. I padroni non considerano il lavoratore un uomo, lo considerano una macchina, un automa. Ma il lavoratore non è un attrezzo qualsiasi, non si affitta, non si vende. Il lavoratore è un uomo, ha una sua personalità, un suo amor proprio, una sua idea, una sua opinione politica, una sua fede religiosa, e vuole che questi suoi diritti vengano rispettati da tutti e in primo luogo dal padrone. […]

Tutta l’esperienza storica, non soltanto nostra, dimostra che la democrazia, se c’è nella fabbrica, c’è anche nel Paese, e se la democrazia è uccisa nella fabbrica, essa non può sopravvivere nel Paese. […] Noi, perciò, sottoponiamo all’approvazione del Congresso [III Congresso CGIL, Napoli] il testo di uno “Statuto per la difesa dei diritti, della libertà e della dignità del lavoratore nell’azienda” che proporremo alle altre organizzazioni sindacali.
Giuseppe Di Vittorio – L’idea di uno statuto dei diritti dei lavoratori (1952)

E per festeggiare il 1° Maggio una canzone di Sandra Boninelli, intitolata semplicemente CGIL: il nostro segno rosso dentro il cuore. Il nostro sogno rosso che non muore.

 

 

Art. 4

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

W il 1° Maggio, W i Lavoratori.

 

 

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2 05 2012
Mariarosa

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Ringrazio “A noi piace”.

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