Memorie di un rivoluzionario

26 01 2013

victor sergeNel leggere questo brano di Victor Serge scritto settant’anni fa, viene da pensare che non abbiamo fatto molta strada, siamo sempre lì, afflitti dagli stessi problemi: immobili su cumuli di macerie.

LA SCONFITTA DELL’OCCIDENTE. I nuovi metodi totalitari di dominio sullo spirito delle masse riprendono i procedimenti della grande pubblicità commerciale aggiungendovi, su un fondo di irrazionalismo, una violenza forsennata. La sfida all’intelligenza umilia quest’ultima e ne prefigura la disfatta. […] il buon successo di simili tecniche è possibile soltanto in epoche torbide e a condizione che le minoranze coraggiose, che incarnano il senso critico, siano bene imbavagliate o ridotte all’impotenza dalla ragion di Stato o dalla mancanza di risorse materiali. […] Il totalitarismo non ha nemico più pericoloso del senso critico; si accanisce a sterminarlo.

[…] Ho tenuto testa a degli assilitori in riunioni pubbliche. Gli offrivo di rispondere a tutte le loro domande. Raffiche di ingiurie, lanciate all’impazzata, si sforzavano di coprire la mia voce. I miei libri, strettamente documentati, scritti con la sola passione della verità, sono stati tradotti in Polonia, in Inghilterra, negli Stati Uniti, nel Cile, in Spagna. Mai, in nessun luogo, ne hanno contestato una sola riga, mai un argomento si è loro opposto. Null’altro che l’ingiuria, la denuncia e la minaccia.

[…] Vivevamo in un vicolo cieco e soffocante. Mi sembra che da anni la Francia – e forse tutto l’Occidente – fosse dominata dal sentimento che “così non poteva andare avanti”. Con Henry Poulaille avevamo adottato, per un settimanale morto prima di nascere, questo titolo “Les derniers jours”… Che cosa non poteva andare avanti? Tutto. Le frontiere, Danzica, i fascismi, i parlamenti impotenti, quella letteratura e quella stampa marce, quel movimento operaio sfibrato, quella quantità di iniquità e assurdità. Niente disfattismo, beninteso. Contro il nazismo e persino per una III Repubblica decisa a sopravvivere, tutti i rivoluzionari, come tutto il popolo francese, si sarebbero battuti coraggiosamente, se fosse stato possibile. Ma non si può difendere una società che non è viva, e lo stato di decomposizione di questa era già troppo avanzato. Nessuno credeva più in nulla, perchè in realtà nulla vi era più possibile: nè rivoluzione, con quella classe operaia ben nutrita di camembert fresco, di vini piacevoli e di vecchie idee diventate parole – e completamente circondata del resto tra il Reich nazista, l’Italia fascista, la Spagna franchista, la Gran Bretagna insulare e conservatrice.

Victor Serge – Memorie di un rivoluzionario (Edizioni E/O)

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