Cartolina dall’Oriente

28 02 2013

Beilun 2Ningbo, Cina: 26.02.2013 ore 09:19 del mattino.

Mi reco in ufficio ed accendo il pc già sapendo quel che troverò. Nonostante
questa profonda consapevolezza resto per un’attimo sgomento prima di andare a
farmi un caffè forte e nero, anzi, due.
In ufficio c’è uno stanzino dove andiamo a fumare ed in questo stanzino una
finestra si affaccia sull’esterno della fabbrica.
Posso vedere la grande area industriale che si stende ai miei piedi le cui
strade alberate disegnano quartieri fatti di capannoni e dormitori.
Questa è la vera Cina contemporanea. Quella in cui milioni di persone vivono,
in luoghi come quello che sto osservando, ora dedicando la propria esistenza a
produrre beni che il resto del mondo consumerà e che anche loro stanno
iniziando a consumare. Non la Cina dei grattaceli luccicanti di Pudong o quella
della Grande Muraglia o degli Hu Tong, non quella delle risaie a terrazze o
delle praterie mongole.
Perchè la vera natura di una società si può trovare dove essa sta costruendo
il suo futuro, dove il brulicare della vita delle persone rende l’aria
elettrica.
Questo vizio di voler vedere a tutti i costi l’essenza delle cose nel passato
è il sintomo della decadenza della nostra società che ormai vede grandezza
solamente dietro di se e si rifiuta di costruire un futuro all’altezza del
proprio passato. Anzi, peggio, si rifiuta prima ancora di pensarlo un futuro.
Qui invece la voglia di futuro, magari non perfetto , magari non ottimale la
senti sulla pelle e la vedi nel riflesso degli occhi delle persone quando
guardano lontano, oltre l’orizzonte delle loro attuali possibilità.
La sigaretta si consuma velocemente mentre un’omino, all’interno di un grande
orto salvato dalla cementificazione, trasporta due secchi di acqua a tracolla
di un bastone di legno. Anch’esso partecipa al futuro del suo popolo pur
perpetrando un lavoro vecchio di millenni. Lo sta facendo ora, in mezzo ai
capannoni dove le scintille delle mole disegnano lame di luce belle come fuochi
artificiali e i secchi pieni di acqua sono latte di vernice vuote e non anfore
di terracotta. Ma non preoccupatevi, l’acqua la contengono comunque.
Questo omino, penso, saprà almeno che i leaders del suo paese stanno
cambiando?
Una nuova classe dirigente sta per sostituire quella vecchia in Cina.
Discontinuità con il passato ma continuità nella volontà di programmare il
futuro. Perchè qui, terribile per noi malati di democrazia, tutto viene deciso
prima, tutto viene programmato nei minimi dettagli. E poi anche realizzato per
davvero. Senza guardarsi alle spalle.
L’omino nel campo non ha mai votato nella sua vita e forse mai lo potrà fare.
Altri, senza il suo giudizio decidono anche del suo futuro.
In Italia invece milioni di persone si sono liberamente espresse facendo la
loro scelta.
Liberamente hanno deciso di rimandare ancora per un po’ il loro, il nostro
futuro.
La sigaretta è finita, rimane solo la cenere che si libra nell’aria fresca
verso il grande orto rinchiuso fra le fabbriche.
Anche il mio paese forse è finito e ne resta solo la cenere.

A.

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