Intorno al Bric Castelvelli – Sentiero 701

7 04 2013

Vigneti - Santuario di Crea

Abbiamo deciso di trascorrere una domenica di Pasqua diversa. Approfittando dell’unica giornata di sole del weekend, invece di mettere le gambe sotto il tavolo per il consueto pranzo tradizionale, ci siamo caricati lo zaino in spalla e con il cane Siria abbiamo raggiunto il Monferrato per un trekking di circa 3 ore. Mancavamo da diverso tempo, l’ultima volta per salutare un amico in partenza per l’Oriente.

È sempre piacevole tornare da queste parti, le colline basse solcate dalle vigne, i campi rettangolari, infondono al paesaggio un’atmosfera di serenità, alcuni scorci sono cartoline impressioniste. I borghi storici stanno tutti in alto sulla cima delle colline, in basso si trovano soltanto gli abitati di recente costruzione. Basta salire e il panorama si apre immenso, lo sguardo spazia libero sino ad incontrare la catena della Alpi.

Per me ritornare nel Monferrato, al Munfrà, vuol dire immergersi nei ricordi, ritornare indietro nel tempo, nel periodo dell’infanzia spensierata e della prima giovinezza. Mio padre appassionato vignaiuolo mi fece conoscere queste terre. Lo accompagnavo nei suoi giri alla ricerca di memorabili barbera e grignolini. Si pranzava a Moncalvo, uno dei suoi luoghi preferiti, al ristorante Centrale, allora situato nella piazza principale del paese; infine nel pomeriggio si scendeva ad Alba per comprare le barbatelle di vite. C’era sempre una pianta da sostituire e qualche volta una nuova vigna da impiantare.

il cane SiriaDi queste colline sono piene le pagine di Cesare Pavese: “un mondo, fatto di luoghi successivi, chine e piani, seminati di vigne, di campi, di selve”. Lui langhigiano di Santo Stefano Belbo dopo l’8 settembre ’43 si trasferì, sfollato, a Serralunga di Crea a casa della sorella. Vi restò due anni fino alla Liberazione insegnando a Casale sotto il falso nome di Carlo Deambrogio. “Si diceva la collina come avremmo detto il mare o la boscaglia. Ci tornavo la sera, dalla città che si oscurava, e per me non era un luogo tra gli altri, ma un aspetto delle cose, un modo di vivere”.

Il percorso                                                                                                        

L’itinerario proposto è un percorso ad anello tra le colline di Serralunga di Crea e Ponzano Monferrato con partenza e ritorno al santuario di Crea. Il cammino non presenta difficoltà, il dislivello è minimo, la lunghezza 10 km.

Si parte dal santuario della Madonna di Crea le cui origini risalgono probabilmente al 350 dopo Cristo. Per santificare il luogo S. Eusebio costruì un Oratorio in onore della Madonna e circa 10 anni dopo lo stesso santo avrebbe portato tre statue dall’Oriente. Di queste statue due si fermarono in Piemonte, una a Crea l’altra ad Oropa. Lo sviluppo di Crea fu favorito dai Signori del Monferrato, alla fine del ‘400 dalla dinastia dei Paleologi, successivamente dalla famiglia dei Gonzaga.

Prima di iniziare il percorso tra le colline vale la pena  di visitare le cappelle della “salita al Calvario” per ammirare le opere dello scultore fiammingo Jean de Wespin detto il Tabachetti e il pittore Guglielmo Caccia detto il Moncalvo. Si sale sino alla cappella del Paradiso, l’unica con accesso a pagamento, per poi ridiscendere alla cappella VIII dove sulla destra troviamo il segnavia bianco-rosso del CAI che ci indica l’imbocco del sentiero.

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Si scende tra il bosco e seguendo i segnavia si raggiungono le prime case della frazione di Forneglio, si prosegue seguendo l’unica via e arrivati alla chiesetta si prende a sinistra la vecchia strada, che in 15 minuti attraverso frutteti, orti e qualche vigna ci porta a Serralunga di Crea.

Il borgo di Serralunga è caratterizzato dai resti della cinta muraria e dalla bella chiesa di San Sebastiano sulla cui facciata due meridiane curiosamente indicano l’ora, a sinistra l’hora Italica a destra l’ora di Francia. Si segue percorrendola tutta Via Roma e giunti alla fine del paese si sale lungo via Cascinotto dove ritroviamo i segnavia bianco-rossi del Cai. Lo sterrato ci conduce brevemente lungo un tratto boscoso, da qui si raggiunge il Bric (collina) Castelvelli alt. 417 m.

Chiesa di San Sebastiano, Serralunga di CreaIl sentiero gira tutto intorno alla collina, si cammina in un bel bosco di castagni e querce con numerosi cespugli di pungitopo e biancospino sino a sbucare in un largo prato erboso, che davanti a noi  offre una bella veduta del Sacro Monte di Crea. Tenendo la destra si segue il margine del prato per poi riprendere lo sterrato percorrendolo in leggera salita e poi ridiscendere tra le vigne. Siamo tra le prime cascine, di fronte vediamo la caratteristica torre del castello di Ponzano.

boschi e prati tra serralunga e ponzanoContinuando la discesa arriviamo in breve alla Cascina Zenevrea, la bella facciata e il parco ci fanno pensare ad una villa padronale, ci fermiamo per una breve sosta prima di riprendere il cammino che ci riporta al Santuario di Crea, quest’ultimo tratto purtroppo su strada asfaltata.

Terminiamo il nostro racconto con un brano tratto da La casa in collina di Cesare Pavese: “è bello girare la collina insieme al cane: mentre si cammina, lui fiuta e riconosce per noi le radici, le tane, le forre, le vite nascoste, e moltiplica in noi il piacere delle scoperte”.





Stella d’Italia – Cammina cammina

11 05 2012

Volevo segnalare questa bella iniziativa che parte oggi da Messina, lasciando la parola agli organizzatori.

Un cammino a piedi per ricucire con i nostri passi l’Italia: 5 maggio – 5 luglio 2012

Premessa

L’Italia è tramortita. L’Italia ha bisogno di risorgere. Ha bisogno di tirare fuori dalla sua testa, dalla sua pancia e dal suo cuore le energie che pure conserva dentro di sé e che -come è successo altre volte in passato- possono farla risorgere.
C’è bisogno di gesti, individuali e collettivi, che diano una spinta verso questa rigenerazione. C’è bisogno di unire sentimento e visione. C’è bisogno di mettere al mondo e rendere visibile questa urgente necessità e questo desiderio diffuso attraverso gesti significativi e prefiguranti da compiere insieme. C’è bisogno di un incontro non solo mentale e ideale ma anche fisico, che renda visibile e che faccia vivere l’immagine e la possibilità di un’unione dinamica riconquistata, dopo anni di intossicazione, di avvilimento e di mancanza di prospettive, di lacerazioni e di divisioni, fino a portarci nel vicolo cieco in cui ci troviamo e da cui è questione di vita o di morte uscire per poter finalmente imboccare altre strade.

Antonio Moresco

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Il progetto – in generale

Dopo l’esperienza di Cammina Cammina dello scorso anno (ideata e promossa dalla rivista Il primo amore e dalle Tribù d’Italia), realizzata grazie a oltre 700 persone tra donne e uomini che dal 20 maggio al 4 luglio hanno compiuto un viaggio a piedi da Milano a Napoli per ricucire l’Italia con i propri passi, ora proponiamo un’impresa che sembra più impossibile ancora. Stella d’Italia – questo il nome della nuova iniziativa- sarà un grande spostamento a piedi, di menti e di corpi, che partirà da diverse zone geografiche del nostro Paese: dal nord, dal centro e dal sud, con percorsi che assumeranno la forma dei bracci di una stella e che convergeranno verso il centro. Dalla Liguria, dal Veneto, dalla Sicilia e dalla Puglia – e  speriamo anche dalla Sardegna – le persone che stavolta vorranno camminare con noi avranno come meta finale L’Aquila, città che, oltre a trovarsi in una posizione centrale nel nostro Paese, rappresenta anche il nostro bisogno e desiderio di ricostruzione.
Dal prossimo 5 maggio e fino al 5 luglio 2012 attraverseremo molti comuni grandi e piccoli e cercheremo, in dialogo con Associazioni e Amministrazioni sensibili a questo bisogno di rigenerazione, di far vivere -anche attraverso incontri pubblici da tenere alla fine di alcune tappe- tutta la forza antica e nuova del tessuto comunale del nostro Paese.

Il progetto – in particolare

Stella d’Italia sarà  un lungo cammino che si snoderà lungo le strade meno battute dell’intera penisola, per incontrare e moltiplicare realtà, pubbliche o private che continuano a tenere aperte prospettive nuove.
Distribuito su 60 giorni tra la primavera e l’estate 2012, il cammino muoverà in date diverse dal nord-est, dal nord-ovest, dal sud-est, dal sud-ovest, da alcune città simbolo che hanno dato la disponibilità a ospitare le partenze, essere luogo di raccolta dei camminatori, offrire eventuale ospitalità in strutture pubbliche e fornire quei giusti contatti sul territorio utili per l’organizzazione di incontri in linea con lo spirito di Stella d’Italia. La marcia infatti, oltre a essere un “cammino” alla scoperta dei luoghi meno noti e meno frequentati della penisola, fornirà anche l’occasione a tutti i camminanti e ai cittadini/paesani che vedranno attraversati i loro luoghi, di raccontarsi e raccontare, denunciare o decantare problemi o eccellenze del proprio territorio così da utilizzare questo quale un contenitore capace di fare da cassa da risonanza all’intero territorio. Non sarà semplice turismo o rivalutazione del territorio, Stella d’Italia sarà un potente motore nella cui scia potranno inserirsi tutti coloro che abbiano in comune una visione più ampia del loro essere al mondo.

Le partenze

Stella d’Italia 2012 partirà in ordine cronologico da: Messina, Reggio Calabria, Venezia, Genova, Santa Maria Di Leuca. Ma contiamo di avere anche un braccio che partirà dalla Sardegna.
Attraverserà da nord le terre della Liguria investite dalle recenti alluvioni: da Genova a Recco, a Portofino, a Camogli, a Levanto, a Volastra, Aulla e Sarzana per poi scendere fino ad Assisi, sulle orme di quella che è la via dei Pellegrini, ovvero la Francigena, e per le innumerevoli e favolose strade di San Francesco.
Da Venezia invece si scenderà fino ad Assisi – punto di raccolta dei due bracci dal Nord – seguendo le antiche strade di Sant’Antonio e di Francesco dal lato di Gubbio, Città di Castello, ecc… Dal cuore di Venezia questo braccio attraverserà Marghera e si inoltrerà per le terre selvatiche dell’Umbria ancora vibranti di solitudine e silenzio e in alcuni punti di quella bellezza che pensavamo ormai appartenere soltanto al mondo dei monaci. Il percorso, soprattutto nella prima parte, nell’area veneta e ancora più giù nell’area romagnola, sarà luogo di incontro con realtà molto legate al sociale, all’istruzione e al recupero ambientale.
Il braccio di sud-ovest entrerà nella sua più complessa fase quando, una volta abbandonata la Sicilia, si inoltrerà in Calabria, regione schiacciata sotto il peso di una cattiva gestione politica che ha fatto proliferare la criminalità organizzata ma anche ricca moltissime realtà che proprio a questa situazione si oppongono con coraggio. Questo percorso ci porterà attraverso le terre confiscate alla ‘ndrangheta e gestite da Libera e da altre associazioni che si occupano disabilità, lotta al dolore e vittime innocenti. E, a fianco di tutto questo, la forza della musica e della lettura.
Il braccio pugliese partirà da Santa Maria di Leuca, arriverà a Taranto e poi incontrerà il braccio siculo-calabro a Matera, dove ci sarà una giornata intera di incontri, racconti, letture, musica. Sarà una delle due tappe più importanti dell’intero percorso e, insieme a quella di Assisi, simmetricamente organizzata lungo la linea centrale della penisola, renderà manifesto il senso di questo cammino e darà visibilità alle realtà che i camminatori avranno incontrato sulla loro strada.
Riassumendo: due bracci dal nord-ovest e dal nord-est, con partenze da Genova e da Venezia, che si incontreranno ad Assisi e scenderanno insieme verso l’Aquila; due bracci dal sud-ovest e dal sud-est, con partenze da Sicilia-Gioia Tauro e da Santa Maria di Leuca, che si incontreranno a Matera e saliranno insieme verso l’Aquila (a cui si unirà, se possibile, anche un braccio proveniente dalla Sardegna). Tutti questi cammini attraverseranno il nostro Paese come i bracci di un’unica stella.

http://camminacammina.wordpress.com/

 





I sentieri dell’arte. La Val Cavaione.

23 07 2011

Itinerario ad anello lungo la Val Cavaione. Boccioleto (667 m) /Alpe Seccio (1.388 m) / Alpe sull’Oro (1.263 m) / Boccioleto.

All’ uscita da Boccioleto, lungo la strada provinciale che porta a Rimasco, rientriamo nell’abitato e lasciamo la macchina nel parcheggio alle spalle dell’ Oratorio dell’Annunciazione.

Il sentiero da percorrere, contrassegnato dal segnavia n. 387, parte dalla piazzetta, posta a metà della strada centrale del paese, nei pressi di una fontanella. Alle spalle dell’abitato il sentiero si alza ripido nei prati tra ortiche ed erba alta. L’aspetto incolto di questo primo tratto non ci fa ben sperare ma, come entriamo nel bosco, inizia una comoda mulattiera di antica e pregevole fattura.

 La piccola strada lastricata da pietre, col suo aspetto perfettamente conservato, testimonia l’operosità e la sapienza degli uomini di un tempo, quando ogni masso posato richiedeva un notevole sforzo fisico. Uomini e animali lavoravano in sinergia e le opere erano fatte con perizia affinchè durassero più a lungo possibile per non doverci mettere mano ancora.

 

 

 

 

Proseguiamo la salita e attraversiamo le frazioni Ronchi (814 mt.), Ormezzano (956 mt.) e Solivo (1027 mt.).

Lungo il percorso, immerse in un ambiente naturale e paesaggistico affascinante, incontriamo piccole cappelle, oratori e chiese, alcune con le facciate completamente affrescate.

Raggiungiamo l’ alpe Seccio (1388 mt.) dopo circa 2 ore e mezza di salita ininterrotta. Ci riposiamo e ci rifocilliamo presso l’accogliente rifugio “la baita Alpe Seccio”. L’ambiente è molto bello e curato. Per saperne di più potete vedere: http://www.seccio.it/il-rifugio.html

Nel primo pomeriggio proseguiamo il cammino. Superate alcune baite dell’ alpeggio tagliamo a destra dove prosegue il sentiero, in questo punto poco più che una traccia. Scendiamo in mezzo all’ erba folta, agli arbusti e ai rovi. I segnavia collocati in alto, sui tronchi degli alberi, costituiscono l’unico indizio di un possibile percorso perchè un sentiero vero e proprio non c’è.

Raggiungiamo il torrente Cavaione e risaliamo il versante opposto verso l’alpe sull’ Oro (mt. 1263). Le poche case di questo alpeggio sono state recuperate recentemente mantenendone la struttura originale in pietra e legno tipica di questa valle. Da qui, con una comoda mulattiera, ci inoltriamo nel bosco.

 Il torrente Cavaione, nascosto dalla vegetazione, ci accompagna col suo fragore. Il cammino è lungo e suggestivo, a volte è a picco su pareti boscose, a volte è addossato a pareti dalle quali sgorgano piccole cascate. In questo scenario nascono antiche leggende che ci vengono raccontate da appositi cartelli.

Proseguendo il cammino incontriamo altre case costruite interamente in pietra. Di pietra sono le pareti ben squadrate così come di pietra è il tetto costruito in beole. Affascinanti per dimensioni e pregevoli nella costruzione.

Attraversiamo le frazioni Boccaricciolo (mt.1050), Madonna delle Giavinelle (mt. 849). Inizia a piovere. Affrettiamo il passo e imbocchiamo il sentiero n. 394 per giungere alla frazione Oro (mt. 757). Da qui si gode una bella veduta di Boccioleto bagnata da una leggera pioggerellina e illuminata da un ultimo raggio di sole. Ancora pochi minuti e siamo arrivati.

Boccioleto, 10-07-2011    ‘mour

 

 





Alle sorgenti del Sesia. Da Alagna al Rif. Barba Ferrero all’Alpe Testanera

8 07 2011

Percorso ad anello ai piedi del Monte Rosa
Itinerario: Alagna – Rifugio Barba Ferrero – Alpe Testanera – Rifugio Pastore – Alagna
Dislivello: circa 780 m, da Alagna/Cascate dell’Acqua Bianca (1.450 m) a Rif. Barba Ferrero (2.230 m)

Giunti ad Alagna in macchina proseguiamo fino alla località Wold per lasciare l’ auto nell’ ultimo parcheggio consentito. Con un bus-navetta (2 euro a/r, il biglietto si acquista al distributore automatico che non dà resto, munitevi perciò di monete!), raggiungiamo il piazzale ai piedi delle cascate dell’ Acqua Bianca.

Da qui inizia una ampia e curata mulattiera che in circa 20 minuti ci porta all’Alpe Fum Biz. Lungo questo breve tragitto è d’obbligo una sosta per ammirare il Sesia che, uscendo da una stretta gola, compie una fragorosa cascata, le Caldaie del Sesia che, in particolari condizioni di luce, fanno intravvedere l’arcobaleno. All’ Alpe troviamo la Casa del Parco dell’ Alta Valsesia punto informativo per i visitatori del Parco più alto d’ Europa.

Prendiamo il sentiero n. 7, passiamo accanto ad alcune vecchie baite e cominciamo la salita che è dolce lungo le pendici ombreggiate  dagli alberi.

Proseguiamo costeggiando il letto del Sesia. Il fiume ci accompagna col suo fragore e la sua forza regalandoci scorci affascinanti da osservare. Di fronte, maestoso, il monte Rosa non ci abbandona mai per tutto il tragitto. Dopo circa un’ora di cammino la salita si fa più dura e “il Rosa” si fa sempre più imponente stagliandosi con le sue rocce e i suoi bianchi ghiacciai nel blu terso del cielo. Ora il sentiero è soleggiato. La calura, insolita per queste altitudini, e la fatica ci costringono ad una sosta che è un’occasione per ammirare la natura del Parco intorno a noi. Ci troviamo in mezzo a rododendri fioriti. La valle, che qui è ampia, in basso si stringe immersa nel verde cupo dei boschi. Vicino a noi un rivolo d’acqua scivola e saltella lungo un costone roccioso creando piccole cascate.

Riprendiamo il cammino in salita a passi lenti e cadenzati e veniamo superati da un mountain runner, frastornati una domanda ci sfiora la mente: ma che avrà da correre? E poi un dubbio: forse al rifugio sta finendo la polenta? Quanti modi ci sono di vivere la montagna e com’è lontano questo dal nostro.

Continuiamo, la marcia è lenta e la pendenza ora si fa più dolce. Il sentiero piega a destra poi ecco spuntare il Barba Ferrero (mt. 2250)

Purtroppo il piccolo rifugio è chiuso, ci dicono aprirà a metà Luglio. Pazienza, noi siamo partiti attrezzati con panini e plaid. Al di sopra del rifugio c’è un bel prato ideale per fare un bel pranzo al sacco e riposarsi e dal quale si gode una vista stupenda sia sul Monte Rosa che sulla valle. La giornata è particolarmente bella, il cielo è sereno, l’aria è tersa, i ghiacciai “del Rosa” che si stanno ritirando sono ben visibili come ben visibile è la Capanna Margherita. Riusciamo a identificare tutte le cime intorno e i passi.

E’ arrivato il momento di lasciare anche quest’ alpeggio che è di una bellezza straordinaria e unica. Ci incamminiamo mantenendoci in quota, seguendo il sentiero 7d, verso l’Alpe Testanera (mt.2260), costretti a voltarci e sostare spesso per ammirare il Monte Rosa che maestoso domina la valle. Ci sentiamo dei privilegiati.

Raggiungiamo il rifugio con un’ora di cammino e lo troviamo chiuso come il precedente. Da qui inizia la discesa, comoda e agevole grazie a un’ombrosa mulattiera che prosegue fino all’Alpe Fum Biz.

Decidiamo di fare una sosta al rifugio Pastore (mt.1575). Attraversiamo il ponte coperto che offre uno scorcio mozzafiato sul fiume Sesia che in questo tratto si insinua con violenza tra le alte pareti rocciose.

Riprendiamo il sentiero e raggiungiamo il piazzale dell’ Acqua Bianca dove attendiamo il bus-navetta che ci riporta al Wold.

Alagna, 26-06-2011  ‘mour





Val Sermenza. Rima (m. 1.417) – Rifugio Vallè (m. 2.180)

5 07 2011

Itinerario di andata: Rima – Alpe Vallè di sotto – Rifugio Vallè – ore 2,15. Ritorno: Rif. Vallè – Alpe Brusüccia – Rima – ore 2,00

Attraversiamo il paese di Rima ammirando le stupende baite in pietra con i balconi fioriti da   bellissimi gerani rossi e lobelie blu. Lasciamo Rima e seguiamo il sentiero 91 che sale dolcemente tra i pascoli. Attraversiamo il torrente saltando su blocchi di pietra posti a “distanza di passo”. Il sentiero ora si fa più faticoso. Entriamo nel bosco e, al bivio, prendiamo il sentiero 91a che sale a destra e raggiungiamo l’Alpe Vallaracco1600 metri e ci ristoriamo alla piccola fontana.

Proseguiamo e raggiungiamo l’ Alpe Vallè di sotto (1746 m.), qui la montagna si apre in un alpeggio dove alcune mucche e una cavalla pascolano placidamente. Nel fondovalle si vede Rima col suo bianco campanile, alle nostre spalle il rifugio è là, in alto sopra di noi.

 

 

 

 

La salita prosegue ripida, non ci sono tratti pianeggianti ed è tutta sotto al “baton dal sol”.

Dopo due ore di cammino ecco il bel rifugio dell’ Alpe Vallè costruito interamente in pietra. Ad accoglierci due simpatici bambini, i figli dei gestori, saranno loro nel pomeriggio ad indicarci il sentiero 91 per scendere.

Il sentiero del ritorno più lungo ma panoramico passa per l’alpe Brusüccia (1943 m.). Lo percorriamo in circa 2 ore.

 

 

 

 

Il percorso ad anello proposto è sicuramente tra i trekking più belli e interessanti della valle.

Nonostante sia una salita abbastanza ripida, specialmente nell’ ultimo tratto, è un sentiero alla portata di tutti ed inoltre gli alpeggi, i pendii coperti di rododendri fioriti, le spumeggianti cascate rendono la camminata interessante ad ogni passo offrendo irresistibili scorci visivi davanti ai quali non si può non fermarsi per osservare, per uno scatto o semplicemente per riprendere fiato.

Al rifugio poi la genuina cordialità dei gestori unita alla buona cucina a base di polenta ristora la pancia e l’animo. Per chi, invece, preferisce un veloce pic-nic ci sono a disposizione comodi tavoli e panche dove fermarsi, rifocillarsi e godere della bella vista sulla valle.

Curiosità: Rima San Giuseppe (Arimmu o Ind Rimmu in lingua walser, Rima in piemontese) è un paese di origine walser  situato nella val Sermenza attraversata dall’ omonimo torrente. È il comune più alto della provincia di Vercelli con i suoi 1.417 metridi altitudine. Vi si trova il museo della Casa del marmo, o “Museo del Marmo Artificiale”.

Rima, 03-07-2011  ‘mour





Altopiano di Brentonico. Monte Baldo, Monte Altissimo e le trincee del Nagià-Grom.

7 05 2011

L’idea di trascorrere le vacanze pasquali in una tranquilla località di montagna ma allo stesso tempo situata in una posizione da cui sia possibile partire per interessanti escursioni nelle valli sottostanti ci ha portato a Brentonico (692 m.). Siamo a pochi minuti di macchina da Rovereto e dal Lago di Garda. La località è situata su un verde altopiano in posizione panoramica. Nella parte bassa, prima di giungere in paese, vigneti e frutteti danno bella mostra di sé, mentre salendo in direzione di Polsa e di San Valentino gli alberi da frutto lasciano il posto ad ameni alpeggi. È il luogo giusto per trascorrere qualche giorno di quiete lontano dalla folla e dalla confusione tra buone letture, qualche camminata non troppo impegnativa e serate eno-gastronomiche.

 

 

 

Rifugio Graziani – Rifugio Damiano Chiesa

Come prima escursione abbiamo scelto un itinerario facile e panoramico, la salita al Monte Altissimo (m. 2079) partendo dal rifugio Graziani.

Con l’auto raggiungiamo il nuovissimo rifugio Graziani, la carrozzabile è aperta da maggio ai primi di ottobre, dove imbocchiamo il sentiero per la cima dell’Altissimo. Dopo un’agile e rapida salita (1.15 h) lungo una comoda mulattiera arriviamo al rifugio Damiano Chiesa. Da qui si gode un bellissimo panorama sul lago di Garda e sulle montagne circostanti. Sulla cima si trovano i resti di alcune trincee risalenti alla Prima Guerra Mondiale e osservatori d’artiglieria.

Sentiero della Pace

Il sentiero della Pace è un itinerario ad anello della durata di circa 3 ore che percorre le strade costruite al tempo della Prima Guerra Mondiale. Raggiunta la località Polsa (1240 m.) si prende la mulattiera che parte proprio dietro al campeggio in direzione della cima Vignola. Lungo il percorso sono visibili trincee, ruderi di caserme austriache e un bacino di raccolta dell’acqua piovana. Proseguendo sul versante Ovest del Vignola la strada militare è a strapiombo sulla roccia. Si raggiunge il Corno della Paura grazie a imponenti muraglioni ed alcune gallerie. Piuttosto monotono il rientro a Polsa. Un consiglio, tagliate per i campi e le piste da sci.

Le trincee del Nagià-Grom

La Val di Gresta era un’antica linea di confine austro-ungarica, la prima fortezza di difesa fu costruita nella zona al termine delle guerre di indipendenza tra il 1880 e il 1881. Nella primavera del 1915 gli austriaci costruirono il campo trincerato del Nagià-Grom a difesa del territorio compreso tra Riva del Garda e la Vallagarina. Il percorso di visita di questo museo a cielo aperto inizia a Manzano dove un ripido e breve sentiero ci conduce ai resti di una cisterna d’acqua, poco più avanti inizia il percorso all’interno delle trincee. Lungo il percorso sono visibili le cucine, dei ricoveri blindati, una fucileria e un osservatorio. Le trincee sono percorribili grazie al lavoro di ripristino del gruppo Alpini di Mori. Per una visita completa calcolate circa un’ora e mezza.

Causa neve che rendeva pericoloso il percorso non abbiamo potuto inoltrarci lungo il Sentiero del Ventrar, itinerario n. 3, uno dei sentieri fra i più caratteristici del Monte Baldo sia per gli scorci paesaggistici che per l’interesse botanico della zona attraversata.

Informazioni utili: abbiamo pernottato a Brentonico presso il B & B Villa Monica, camera doppia 57 euro con prima colazione    http://www.villa-monica.it/index.html.

Abbiamo mangiato alla Casa del Vino a Isera, una cooperativa costituita da una trentina di viticoltori locali. Prezzi 28/30 euro vini esclusi. http://www.casadelvino.info/

E al Maso Palù a Brentonico che merita una menzione speciale per l’ambiente e l’eccellente menù degustazione a 35 euro comprese le bevande. http://www.masopalu.com/home.htm

 h. & ‘mour





Carcoforo – Rifugio Massero – Colle della Bottiggia

27 09 2010

 

L’escursione che proponiamo parte dal paese di Carcoforo (VC) situato a 1.304 m. di altitudine, non presenta particolare difficoltà sino al Rifugio Massero raggiungibile in circa 2, 20 ore di cammino, mentre risulta più impegnativa nel tratto che conduce al Colle della Bottiggia, 2 ore dal rifugio.

Dal parcheggio si sale verso il paese, lo lasciamo sulla destra e seguiamo le indicazioni dei sentieri 112-113-117. Camminando su strada sterrata arriviamo all’imbocco dell’itinerario 117 per il Passo della Miniera, poco dopo la strada si fa stretta e diventa sentiero, da qui percorriamo il 113 che ci accompagnerà fino al colle.

Il piacevole ambiente alpestre nel quale siamo immersi ci fa dimenticare la fatica, saliamo in mezzo ai larici, con sottobosco di bassi cespugli, felci, rododendri, mirtilli e lamponi. Raggiunta l’Alpe Fornetto la valle si fa più aperta, il sentiero si biforca, noi deviamo a destra e in 30 minuti arriviamo all’Alpe Massero (2.082 m), rifugio del Parco Naturale Alta Valsesia.

Ci fermiamo per il pranzo ed è una vera sorpresa, la cucina proposta è di livello superiore rispetto allo standard dei rifugi di montagna, la polenta preparata con la farina del Mulin d’la sareja di Netro è buonissima.

Rifocillati dal buon pasto riprendiamo il cammino e seguiamo il sentiero che sale dietro al rifugio. Il paesaggio si fa incantato, fantastico: ampi pascoli, pietraie a ridosso delle pareti rocciose, lastre di roccia levigate dallo scivolamento dei ghiacciai sono percorse da rivoli d’acqua; davvero non ci stupiremmo se dai cespugli vedessimo spuntare un folletto, uno gnomo o qualche altro caratteristico personaggio dei boschi delle favole.

 

 

 

L’ultimo tratto lo percorriamo su sentiero incerto, entriamo nel vallone della Bottiggia incassato tra il Pizzo Quarazzolo e il Pizzo Montevecchio e raggiungiamo il Colle da cui si gode uno stupendo panorama.

 

 

 

http://www.alpinerunner.it/home.htm   http://www.parcoaltavalsesia.it/

h.