Lavoro, diritti e cittadinanza.

25 09 2011

Con la recente approvazione della manovra economico-finanziaria il governo Berlusconi porta a termine la cancellazione dei diritti dei lavoratori perseguita con tenace ostinazione sin dall’inizio della legislatura. L’art. 8 del decreto, che permette, attraverso accordi sindacali aziendali o territoriali, di derogare all’applicazione del contratto nazionale oppure a leggi dello stato, nei fatti liquida, tutto intero, l’impianto giuridico del diritto del lavoro. E con i diritti dei lavoratori finisce anche il modello del sindacato confederale che è stato protagonista nel nostro paese per buona parte del secolo scorso.

L’attacco definitivo ai diritti e al sindacato è partito lo scorso anno a Pomigliano. La portata di quell’accordo, che metteva in discussione i 3 punti fondamentali su cui si è consolidato il sindacalismo italiano – il contratto nazionale, il diritto di sciopero, la tutela sui licenziamenti – è stata gravemente sottovalutata, purtroppo anche dalla sinistra, e non compresa sino in fondo.

La complicità, come ama definirla Sacconi, di Cisl e Uil, ha accelerato i processi. E il tentativo della Cgil di uscire dall’isolamento, di rientrare in gioco con l’accordo interconfederale del 28 giugno su contrattazione e rappresentanza, per scardinare il sistema dall’interno si è rivelato insufficiente.

Non bisogna poi dimenticare che le manovre finanziarie sin qui varate dal governo Berlusconi – in 3 anni 16 interventi in materia economica per un valore di 200 miliardi di euro – contengono l’idea non solo di ridurre il perimetro dei diritti, ma anche di restringere il perimetro dello stato, negando quelle funzioni essenziali garantite dalla Costituzione a sostegno del benessere dei cittadini quali: sanità, istruzione, assistenza, giustizia, e aggiungo l’accoglienza per gli stranieri; con l’evidente rischio di minare alla radice il livello di coesione sociale del paese.

La questione principale, dunque, sono i diritti. I diritti e il lavoro. Nella nostra storia i diritti sono nati nel lavoro, hanno camminato insieme, lo dice e lo ricorda la Costituzione Italiana nel primo articolo. Le soglie minime regolatrici, i diritti, si sono affermati prima nel lavoro e solo in un secondo tempo sono trasmigrati nella cittadinanza. Se si riduce l’area dei diritti del lavoro, inevitabilmente assisteremo anche al declino dei diritti di cittadinanza. Un lavoratore senza diritti può mantenere lo status di cittadino? Questo è un tema che non sembra essere molto presente nel dibattito in corso, nell’opinione pubblica; anzi, il carattere puramente ideologico e mistificatorio delle classi egemoni al governo identifica i diritti quasi fossero privilegi.

Se diritti e lavoro vanno di pari passo occorre interrogarsi sul valore di quest’ultimo. Riconoscere che il lavoro è un valore in sé, cosa per nulla scontata, rappresenta un punto di partenza per organizzare una battaglia culturale contro lo strapotere liberista e il governo delle banche e della finanza. È necessario uscire dalla logica proposta da Marchionne e condivisa da Bonanni e Angeletti: “basta il lavoro”, con i diritti in secondo piano. Bisogna ritornare al valore sociale del lavoro, che non è quanti posti ci sono o sono stati creati, non è l’occupazione, ma quello che c’è dentro, il “contenuto”. La qualità del lavoro rimane un’idea importante alla quale rimanere agganciati, che è quello che fai e come ti permette di realizzarti. Se il lavoro è partecipazione attiva allo sviluppo economico e sociale, allo stesso tempo deve costituire titolo fondamentale di cittadinanza e opportunità di crescita individuale e comunitaria.

In questo particolare e straordinario momento storico bisogna pensare che non è possibile opporsi allo svilimento del lavoro in tutte le sue forme, all’aggressione dei diritti, allo smantellamento della scuola, della sanità, dello stato sociale, alla privatizzazione dei servizi pubblici e dei beni comuni, solo con una politica e strategia di emendamenti e aggiustamenti. Vale per il sindacato e per i partiti dell’opposizione.

Bisogna costruire una battaglia culturale sui valori, che diventi battaglia politica, che abbia parole d’ordine e un linguaggio comune che la sinistra ha smarrito. Una battaglia che abbia una visione del futuro e non si limiti all’analisi del contesto attuale. Una battaglia che metta al centro il lavoro, fonte di ricchezza e benessere per tutti. Il lavoro deve diventare il punto di riferimento su cui misurare la salute e l’equità di una società.

Albino Saluggia

 

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Operai: Democrazia Diritti Lavoro Legalità

2 02 2011

Sabato 29 gennaio a Torino si è tenuto un importante convegno organizzato dalla FIOM/CGIL e dalla rivista MICROMEGA sui temi Democrazia Diritti Lavoro Legalità. Maurizio Landini, Luciano Gallino e Paolo Flores D’Arcais hanno introdotto i lavori. Sono seguiti gli interventi di Gustavo Zagrebelski, Marco Revelli, Antonio Ingroia, Andrea Bagni, Emiliano Brancaccio, Francesco Garibaldo, Roberto Iovino e altri.

Si è discusso soprattutto di lavoro: a partire dall’accordo Fiat, agli effetti della globalizzazione, alla condizione operaia; per concludere con la relazione esistente tra diritti del lavoro e democrazia.

Durante il dibattito sono emersi con estrema chiarezza alcuni temi;  li proponiamo per una riflessione comune:

1.      Impressiona la radicalità delle scelte delle imprese nel perseguire la compressione dei diritti, che muta e si trasforma in violazione dei diritti. Uno degli slogan del ’68 “Vogliamo tutto” è diventato un obiettivo strategico dei padroni: vogliono tutto.

2.      La fuga della politica dalle proprie responsabilità. Sulla vicenda Fiat la politica si è chiamata fuori. Per la rilevanza dell’azienda torinese l’interesse non può riguardare soltanto gli stabilimenti del Gruppo Fiat, c’è un interesse più generale, che riguarda tutti, un interesse nazionale e territoriale. In questo caso la politica ha lasciato fare, ha scaricato tutte le responsabilità senza assumersene una sui 5.500 lavoratori di Mirafiori.

3.      Con l’accordo di Mirafiori ci troviamo di fronte ad una di quelle svolte nei rapporti e negli assetti sociali che possono segnare un’epoca. Non è solo un problema di relazioni sindacali.

4.      L’accordo di Mirafiori cancella in un colpo solo il contratto nazionale, la contrattazione aziendale, il sindacato confederale.

5.      L’accordo voluto da Marchionne non è un accordo, ma un manifesto ideologico; non è il prodotto di una trattativa, non è il risultato di una negoziazione e nemmeno di uno scambio. È un diktat fatto sottoscrivere ad altri, i complici.

6.      L’accordo di Mirafiori non è un brutto accordo: è uno scandalo.

7.      La sconfitta del movimento operaio è la sconfitta di un’idea di Stato, lo Stato Sociale.

8.      Il sistema capitalista non ha bisogno della democrazia.

9.      Per gli effetti dell’apertura dei mercati, della cosiddetta globalizzazione, la Democrazia viene concepita come mero costo, come un costo di produzione.

Questi sono stati gli argomenti principali di un dibattito molto interessante con interventi di alto livello. Sarebbe auspicabile che l’esperienza torinese si allargasse ad altre città, almeno i capoluoghi regionali, e diventasse laboratorio politico di elaborazione di idee in opposizione all’ideologia dominante: quella del pensiero unico e del libero mercato.

Per concludere con uno slogan potremmo dire: Non c’è più il futuro di una volta ma un altro mondo è possibile, basta volerlo.

Potete guardare e ascoltare gli interventi del convegno sui siti della Fiom e di Micromega:

http://www.fiom.cgil.it/eventi/2011/11_01_29-democrazia/default.htm     http://temi.repubblica.it/micromega-online/democrazia-i-video-di-tutti-gli-interventi-al-seminario-fiommicromega/

Ope

 

 





Poesia per Pomigliano

28 06 2010

Addio compagni di lavoro e di lotta/ In tanti anni abbiamo imparato/ Che l’unità di classe è indispenzabile/ Dobbiamo sempre lottare contro i padroni/ Ma la fabrica comunque noi lamiamo/ La vogliamo più bella e come la casa/ Per 8 ore al giorno ci viviamo/ E nessuno può demolirla/ Anzi la vogliamo più bella/ Più accogliente più pulita/ E’ il luogo dove si passano/ I migliori anni della nostra/ VITA.

Raffaele Scali, operaio poeta della Fiat