Operai: Democrazia Diritti Lavoro Legalità

2 02 2011

Sabato 29 gennaio a Torino si è tenuto un importante convegno organizzato dalla FIOM/CGIL e dalla rivista MICROMEGA sui temi Democrazia Diritti Lavoro Legalità. Maurizio Landini, Luciano Gallino e Paolo Flores D’Arcais hanno introdotto i lavori. Sono seguiti gli interventi di Gustavo Zagrebelski, Marco Revelli, Antonio Ingroia, Andrea Bagni, Emiliano Brancaccio, Francesco Garibaldo, Roberto Iovino e altri.

Si è discusso soprattutto di lavoro: a partire dall’accordo Fiat, agli effetti della globalizzazione, alla condizione operaia; per concludere con la relazione esistente tra diritti del lavoro e democrazia.

Durante il dibattito sono emersi con estrema chiarezza alcuni temi;  li proponiamo per una riflessione comune:

1.      Impressiona la radicalità delle scelte delle imprese nel perseguire la compressione dei diritti, che muta e si trasforma in violazione dei diritti. Uno degli slogan del ’68 “Vogliamo tutto” è diventato un obiettivo strategico dei padroni: vogliono tutto.

2.      La fuga della politica dalle proprie responsabilità. Sulla vicenda Fiat la politica si è chiamata fuori. Per la rilevanza dell’azienda torinese l’interesse non può riguardare soltanto gli stabilimenti del Gruppo Fiat, c’è un interesse più generale, che riguarda tutti, un interesse nazionale e territoriale. In questo caso la politica ha lasciato fare, ha scaricato tutte le responsabilità senza assumersene una sui 5.500 lavoratori di Mirafiori.

3.      Con l’accordo di Mirafiori ci troviamo di fronte ad una di quelle svolte nei rapporti e negli assetti sociali che possono segnare un’epoca. Non è solo un problema di relazioni sindacali.

4.      L’accordo di Mirafiori cancella in un colpo solo il contratto nazionale, la contrattazione aziendale, il sindacato confederale.

5.      L’accordo voluto da Marchionne non è un accordo, ma un manifesto ideologico; non è il prodotto di una trattativa, non è il risultato di una negoziazione e nemmeno di uno scambio. È un diktat fatto sottoscrivere ad altri, i complici.

6.      L’accordo di Mirafiori non è un brutto accordo: è uno scandalo.

7.      La sconfitta del movimento operaio è la sconfitta di un’idea di Stato, lo Stato Sociale.

8.      Il sistema capitalista non ha bisogno della democrazia.

9.      Per gli effetti dell’apertura dei mercati, della cosiddetta globalizzazione, la Democrazia viene concepita come mero costo, come un costo di produzione.

Questi sono stati gli argomenti principali di un dibattito molto interessante con interventi di alto livello. Sarebbe auspicabile che l’esperienza torinese si allargasse ad altre città, almeno i capoluoghi regionali, e diventasse laboratorio politico di elaborazione di idee in opposizione all’ideologia dominante: quella del pensiero unico e del libero mercato.

Per concludere con uno slogan potremmo dire: Non c’è più il futuro di una volta ma un altro mondo è possibile, basta volerlo.

Potete guardare e ascoltare gli interventi del convegno sui siti della Fiom e di Micromega:

http://www.fiom.cgil.it/eventi/2011/11_01_29-democrazia/default.htm     http://temi.repubblica.it/micromega-online/democrazia-i-video-di-tutti-gli-interventi-al-seminario-fiommicromega/

Ope

 

 

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La fabbrica / Sciopero Generale

27 01 2011

Un lavoro senza diritti è un lavoro senza dignità.

Chissà se Bonanni e Angeletti hanno dedicato un po’ del loro tempo per una breve riflessione sul tema dei diritti e del lavoro? E chissà se ricordano che nell’Europa Occidentale, i diritti prima si sono affermati nel lavoro e solo in un secondo tempo sono diventati anche diritti di cittadinanza, e percorrere oggi il cammino inverso potrebbe essere pericoloso?

E se parliamo di contrattazione, come pensano Cisl e Uil di andare ai rinnovi dei contratti nazionali quando hanno concesso a Fiat Auto, concordandolo, di non applicare il CCNL di categoria? Con quale faccia tosta presenteranno alle altre imprese la piattaforma per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici?

Ma come recita uno dei mantra della modernità: basta il lavoro. Diritti e salario diventano accessori, superflui. Le nuove parole d’ordine sono produttività, competitività, governabilità; per renderle effettive ci vogliono sindacati complici, come ci ricorda sempre Sacconi.

Accadeva anche negli anni ’50, protagonista sempre la Fiat, ma qualcuno non ci stava…

“Nel marzo del 1958, alla vigilia delle elezioni di commissione interna alla Fiat, viene diffuso un opuscolo anonimo, non molto diverso da quelli distribuiti o inviati dall’azienda alle famiglie di operai negli anni precedenti: <<Presentarsi candidato o scrutatore per la Fiom – ammonisce – significa mettersi in lista di licenziamento>>. Questa volta la Cisl interviene, denuncia l’iniziativa della Fiat e dichiara che non si presenterà alle elezioni se non cessano le interferenze padronali.

La Cisl pagherà duramente questa scelta, il sindacato cattolico torinese si spaccherà e una parte darà vita al SIDA (Sindacato Italiano Dell’Auto), oggi FISMIC.

All’indomani, la Cisl conferma la strada scelta (dando poco peso agli attacchi che pur le vengono): le decisioni della Cisl alla Fiat, dice Carlo Donat Cattin nelle assemblee di categoria che va a presiedere, <<non rappresentano un fatto isolato ma un fatto esemplare>>.

<<La libertà – ha proseguito l’oratore – non si rafforza trasformando le organizzazioni sindacali in organizzazioni padronali>>.”                                    

In corsivo Guido Crainz – Storia del miracolo italiano (Donzelli editore)

Ope