Nanda Devi. Una storia di alpinismo.

25 03 2012

Il Nanda Devi è una splendida montagna alta 7.816 metri, si trova nel cuore dell’himalaya indiano, fa parte del cosiddetto “Nanda Devi Sanctuary”, un circo di 12 cime oltre i 6.400. Il Nanda Devi è una montagna sacra, il suo nome significa “Dea della Beatitudine” e nelle credenze induiste è ritenuta l’incarnazione di Parvati la moglie di Shiva. Gli abitanti della regione considerano la montagna una sorgente di vita e di rinnovamento ed è meta di numerosi pellegrinaggi e leggende.

La splendida e sfolgorante vetta del Nanda Devi ha gettato il suo incantesimo su molti occidentali. La storia che segue racconta di un alpinista e della sua infatuazione per questa montagna. Il brano è tratto da “Le montagne sacre del mondo” di Edwin Bernbaum.

Willi Unsoeld, noto scalatore statunitense […] aveva visto il Nanda Devi quando era ancora ragazzo. Aveva trovato la montagna così bella che fece un voto: se un giorno avesse avuto una figlia, le avrebbe dato quel nome. Passarono gli anni, si sposò, e sua moglie diede alla luce una bambina cui fu imposto il nome di Nanda Devi Unsoeld. Quando Devi, come veniva chiamata, compì ventun anni, decise che voleva scalare la montagna di cui portava il nome. Lei e suo padre organizzarono una spedizione comprendente alcuni tra i migliori scalatori d’America e, nel 1977, partirono per il Nanda Devi.

Dopo essere passati a fatica tra la gola del Rishi Ganga, un primo gruppo di scalatori raggiunse la vetta seguendo una nuova difficile via. Devi salì al campo situato a 7.315 metri per compiere la seconda ascensione. Ma, dopo essere rimasta per tutto il giorno bloccata in tenda da una bufera, si sentì troppo debole per continuare. Mentre stavano preparandosi per ridiscendere, improvvisamente si sollevò e disse con la massima calma: “Sento che sto per morire”. E spirò tra le braccia del padre.  Willi tentò inutilmente di rianimarla finchè, con il cuore straziato, si rese conto che era morta. La sua descrizione di quanto seguì rivela la profondità dei suoi senetimenti per la figlia e per la montagna di cui le aveva dato il nome:

Fummo d’accordo che sarebbe stato giusto affidare il corpo di Devi alle nevi della montagna per la quale era giunta a provare un affetto così profondo. Andy, Peter e e io ci inginocchiammo in cerchio nella neve tenendoci stretti per mano mentre ciascuno di noi pronunciava con voce rotta un addio alla compagna che, fino a poche ore prima, aveva occupato un posto così intenso nelle nostre vite. La mia preghiera finale fu un ringraziamento per quel mondo circonfuso della sublimità delle grandi altezze, per la bellezza assoluta delle montagne e per quello straordinario miracolo che ha reso l’uomo capace di andare in estasi di fronte a una simile bellezza, e per il costante elemento di pericolo senza il quale l’esperienza della montagna non potrebbe esercitare una simile presa sui nostri sentimenti. Poi deponemmo il corpo nella sua tomba di ghiaccio, a riposare nel seno di Nanda, la Dea che dà la beatitudine.

E la storia continua. Sulla via verso la montagna, Devi aveva fatto grande impressione sui portatori e sugli abitanti dei villaggi lungo il percorso. Essendo vissuta a Kathmandu con suo padre, che vi aveva prestato servizio come direttore del Peace Corps, parlava nepalese, il che le aveva permesso di comunicare con la gente nella loro lingua, il garhwali, strettamente collegato al nepalese. La sua spontanea cordialità e l’interesse che aveva dimostrato per loro e il loro benessere li avevano profondamente colpiti. Inoltre, i suoi lunghi capelli biondi avevano fatto sorgere paragoni con Gauri, la sembianza dorata della dea Parvati. Quando gli abitanti della zona seppero della sua morte, ne trassero la conclusione che non fosse davvero morta. Secondo loro, il voto di Willi di chiamare Nanda Devi sua figlia aveva fatto sì che la divinità entrasse nel suo corpo e si incarnasse in lei. La sua morte era solo apparente: in realtà altro non era che il modo scelto dalla dea per ritornare alla sua montagna. Un nuovo mito era così entrato a far parte dell’aura sacra di cui è circonfusa la splendida vetta del Nanda Devi.

Edwin Bernbaum – Le montagne sacre del mondo

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Le guerre dell’acqua

2 06 2011

“Non possiamo sopravvivere come specie se l’avidità è privilegiata e protetta e se l’economia degli avidi stabilisce le regole su come vivere e morire”.

L’approssimarsi delle votazioni referendarie del 12 giugno rende urgente la lettura del bel libro di Vandana Shiva Le guerre dell’acqua. Un libro importante. Utile a capire la cultura millenaria dell’acqua: cultura di pace, concordia e condivisione. E la minaccia che oggi questa cultura subisce sotto i colpi delle privatizzazioni e degli enormi interessi esercitati dalle grandi multinazionali. Non dobbiamo mai dimenticare che l’acqua è la base della vita ed è sempre stata al centro del benessere materiale e culturale delle civiltà di tutto il mondo.

Per migliaia di anni lungo le strade dell’India, l’acqua contenuta in recipienti di terracotta era offerta a chi aveva sete. Chioschi d’acqua erano a disposizione di tutti nei luoghi pubblici. Questa antica tradizione di offrire l’acqua in dono è stata soppiantata dal processo di mercificazione dell’acqua. Nelle stazioni indiane l’acqua è servita in bottiglia ed è prodotta dalle multinazionali. La plastica ha sostituito la terracotta. La cultura che vede l’acqua come qualcosa di sacro, la cui equa distribuzione rappresenta un dovere per preservare la vita è stata sostituita da quella che la considera una merce e ritiene il suo possesso e il commercio diritti fondamentali: ovviamente per le imprese, solo per le imprese.

Questo cambio di paradigma, che ormai interessa tutto il mondo e non solo l’India, si deve all’identificazione del mercato dell’acqua come il settore più redditizio per gli investitori. La Banca Mondiale ne stima il valore intorno ai 1000 miliardi di dollari. Inevitabile l’interesse delle grandi multinazionali, che hanno iniziato ad esercitare pressioni lobbistiche sui governi locali. E spalleggiate da organismi sopranazionali quali la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale e il WTO, hanno messo in moto l’apparato propagandistico a sostegno delle privatizzazioni; sostenendo, senza alcun fondamento se non quello ideologico, le scadenti prestazioni del settore pubblico. Ma le aziende private hanno alle spalle una lunga storia di rischi e fallimenti. In Francia le bollette sono aumentate del 150% e la qualità dell’acqua è peggiorata, più di 5 milioni di francesi ricevono  acqua batteriologicamente inaccettabile. In Inghilterra i prezzi dell’acqua sono saliti alle stelle con aumenti ingiustificati del 450%, è cresciuta del 50% la sospensione delle forniture; però, nonostante il pessimo servizio i profitti del gestore privato sono cresciuti del 692% e i dirigenti hanno avuto aumenti di stipendio del 708%.

Vandana Shiva non usa mezzi termini per definire l’appropriazione indebita di un bene pubblico quale l’acqua da parte di imprese private. Per la scienziata la sottrazione forzata di risorse alla popolazione è una forma di TERRORISMO, terrorismo d’impresa.  PIU’ DI QUALSIASI ALTRA RISORSA L’ACQUA DEVE RIMANERE UN BENE PUBBLICO E NECESSITA DI UNA GESTIONE COMUNE.

  1. L’acqua è un dono della natura
  2. L’acqua è essenziale alla vita
  3. La vita è interconnessa mediante l’acqua
  4. L’acqua deve essere gratuita per le esigenze di sostentamento
  5. L’acqua è limitata e soggetta a esaurimento
  6. L’acqua deve essere conservata
  7. L’acqua è un bene comune
  8. Nessuno ha il diritto di distruggerla
  9. L’acqua non è sostituibile

Un libro per capire, per andare a votare i referendum il 12 giugno. 4 SI’.

“La sopravvivenza della popolazione e della democrazia dipenderà dalla risposta al duplice fascismo della globalizzazione – il fascismo economico che nega alle persone il diritto alle risorse, e il fascismo fondamentalista che si nutre di espulsioni, espropriazioni, insicurezza economica e paura”.

h.